CORONAVIRUS

Covid, tamponi rapidi negli studi dei medici: «I regolamenti condominiali lo proibiscono»

Martedì 13 Ottobre 2020 di Camilla Mozzetti

Dipende tutto dal regolamento di ogni singolo edificio ma in vista della possibilità per i medici di famiglia - pediatri compresi - di effettuare i tamponi rapidi per la ricerca dei positivi al Covid-19 dentro ai propri ambulatori, si apre ora una questione che rischia di rendere complicata l'attuazione del piano elaborato dalla Regione Lazio in accordo con la Fimmg, la Federazione italiana medici di medicina generale: come fare a eseguire i test rispettando al contempo il regolamento condominiale?

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Il dilemma lo pone Rossana De Angelis, presidente dell'Anaci Roma, l'Associazione nazionale amministratori di condominio. «Molti studi tra quelli dei medici di base e gli ambulatori dei pediatri si trovano all'interno dei condomini: primo, secondo, terzo piano. Non tutti gli studi hanno dunque l'ingresso e l'uscita su strada. Ciò significa che i pazienti abitualmente usano gli spazi in comune sfruttati dagli inquilini che vivono nel palazzo». Parliamo degli androni, scale, ascensori e pianerottoli tanto per intenderci. «Non tutti i regolamenti condominiali sono uguali, ma in quelli più vecchi - prosegue la De Angelis - si legge proprio nelle singole schede cosa è permesso da ciò che non lo è».

In alcuni, ad esempio, si legge: «E' vietato destinare qualsiasi locale a uso sanitario, ambulatorio o gabinetto di cura per malattie infettive o contagiose». Il coronavirus rientra in questa fattispecie: è una malattia infettiva e contagiosa. In altri regolamento il concetto è sempre lo stesso: «E' vietato destinare qualsiasi unità residenziale ad uso di studio medico - anche privato - specializzato in malattie infettive o contagiose». Sul perché moltissimi condomini abbiano contemplato nei singoli regolamenti queste clausole è facile da intuire: una malattia infettiva solitamente è molto contagiosa e visitare dei poteziali infetti che transitano o sostano in zone comune potrebbe mettere a rischio residenti sani.

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Il nodo dunque è chiaro: pur aspettandosi un'alta adesione da parte dei medici di famiglia e dei pediatri alla "call" bandita dalla Regione Lazio per reperire professionisti disposti a effettuare i test antigenici nei propri ambulatori, si potrebbe arrivare a non realizzare il piano o comunque a dover chiedere (sperando che venga poi accettata) la modifica del regolamento condominiale da parte di tutti gli inquilini.

Per ora non è dato sapere quanti professionisti sono pronti a rendersi disponibili al servizio. Stando alle stime della Fimmg Roma, nella Capitale e nel suo hinterland ci sarebbero già oltre 100 medici di famiglia pronti a fare i tamponi rapidi nei propri ambulatori rispettando le precondizioni imposte dalla Regione: spazi e ingressi diversificati e orario separato per l'attività di screening e di visita dei pazienti.
 

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