Covid Lazio, boom di ricoveri. D’Amato: saliranno. Allerta per gli under 12

Covid Lazio, boom di ricoveri. D Amato: saliranno. Allerta per gli under 12
di Francesco Pacifico
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Lunedì 8 Novembre 2021, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 16:22

Quasi il 70 per cento in più in tre settimane. È boom di malati Covid ricoverati nel Lazio. La disponibilità negli ospedali della regione è ancora ampia, ma se lo scorso 15 ottobre c’erano 344 ricoverati tra posti ordinari e terapie intensive, l’ultimo dato parla di un totale di 541 persone che hanno dovuto ricorrere ai nosocomi. Certo, l’alto livello della copertura vaccinale nel Lazio (il 93% per cento della popolazione adulta) limita rischi e sintomatologie, ma sono comunque numeri che rafforzano i timori - con l’aumento del freddo e del picco di influenza stagionale - di una quarta ondata. Anche perché rispetto al passato, aumentano i contagi tra i minorenni, anche nella fascia 6-12, non ancora vaccinati.

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In salita

L’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, smentisce che la nostra Regione possa tornare a breve in zona gialla, ma ammette che «è attesa ancora una curva in ascesa». Anche per questo ha chiesto al governo di velocizzare l’autorizzazione della terza dose per tutti gli under60, di introdurre misure di controllo più strette per chi arriva dall’Est Europa (dove il virus circola con troppa insistenza) e, infine, di inserire nella lettura elettronica del certificato vaccinale, lo chiama «il green pass intelligente», una striscia gialla al posto di quella verde, «una sorta di ammonizione come nel calcio, per chi non ha fatto il booster, nonostante siano passati sei mesi dalla seconda inoculazione». 

L’ultimo bollettino Covid del Lazio registra che il trend di salita è di fatto costante, non scende. A ieri i nuovi contagiati sono 697 (286 a Roma), 2 i decessi, 482 i ricoverati, 59 i pazienti in terapia intensiva e 361 i guariti soltanto nella giornata di sabato. Utile postilla nello stesso bollettino: «C’è un calo giornaliero rispetto a 24 ore prima, ma in lieve aumento rispetto allo stesso giorno della settimana scorsa». Guardando ai ricoverati, spiega Luigi Toma, infettivologo dell’Ifo-Regina Elena, impegnato in prima linea: «Ospitiamo soprattutto gente non vaccinata e quelli che hanno fatto il vaccino intorno a febbraio, marzo e aprile e hanno un titolo anticorpale ridotto. Come tutte la malattie virali respiratorie, registriamo principalmente broncopolmoniti o polmoniti franche, ma spesso anche malattie di tipo infiammatorio che si manifestano in altri apparati come quello cardiaco per esempio nei soggetti giovani. Noto che alcune patologie, come la pericardite, in passato erano più rare, per quanto presenti in infezioni respiratorie».

Non riguarda direttamente il boom dei ricoverati, ma parallelamente cresce il numero dei contagi tra i ragazzi sotto i 18 anni: attualmente siamo il 25 per cento dei casi totali di Covid, prima dell’estate eravamo sotto il 15 per cento. Aumenta, in particolare, il livello di infezioni nella fascia tra i 6 e i 12 anni, per la quale non è iniziata ancora la vaccinazione. Elena Bozzola, segretario nazionale della Società italiana di pediatria (Sip) e dirigente medico del Bambino Gesù, racconta: «Complici le prime influenze di stagione, c’è la fila nei pronto soccorso. L’ospedale dove lavoro, per esempio, ha aumentato il numero dei medici al Dea. Registriamo più casi, anche perché i ragazzi sono tornati stabilmente a scuola e a fare attività, come quelle sportive, che prima erano vietate per evitare contingentamenti». Teresa Rongai, pediatra e leader della Fimp, aggiunge: «Lavoriamo anche 16 ore al giorno e non solo per il Covid: a breve sentirò l’assessore D’Amato per trovarci pronti, quando avremo il via alle vaccinazioni per gli under 12. Noto che anche tra i più giovani si registrano casi di long Covid, come forme di alterazione polmonare e suscettibilità a infezioni respiratorie. Per questo dobbiamo ampliare sotto i 12 anni la platea di chi si vaccina».

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