Covid, la Camera di Commercio: «L’88% delle imprese non ha recuperato i livelli di attività dello scorso anno»

Negozi vuoti, le imprese più vulnerabili dopo la seconda ondata
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Venerdì 4 Dicembre 2020, 12:47

Il Covid e le conseguenze della seconda ondata per le imprese tra provvedimenti governativi e un recupero sempre più lontano visto la diffusione del contagio così estesa e violenta. La Camera di Commercio di Roma ha elaborato un report che si concentra sulla “seconda ondata” del Covid-19 e sulle aspettative degli imprenditori, relativamente alle misure, per affrontare questa situazione. E' stato costruito un panel di 500 imprese rappresentative delle attività economiche di Roma e provincia per valutare l’impatto economico del coronavirus. Le imprese - esaminate dal 26 al 29 ottobre - hanno nel 67% dei casi la sede nel comune di Roma e per il 33% dei casi nel resto della provincia. L’84,6% delle imprese ha massimo 9 dipendenti, il 12,6% ha tra 10 e 49 e il 2,8% ha oltre 50 dipendenti.

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La fotografia che ci restituisce l’indagine è quella di un tessuto produttivo colpito duramente da questa nuova fase di ripresa dei contagi, un tessuto produttivo che con molta fatica stava cercando di reagire. La quasi totalità delle imprese non aveva recuperato i livelli di attività pre-covid, e la maggioranza delle imprese intervistate non si aspettava una ripresa dei contagi di tale intensità.

Le previsioni che le imprese avevano formulato relativamente allo sviluppo della pandemia sono quasi equamente distribuite tra chi aveva previsto questa situazione e chi non pensava che i contagi potessero aumentare con tale intensità. Il 44% delle imprese si aspettava una seconda ondata di contagi come quella che stiamo vivendo, mentre il 37% non pensava fosse di tale intensità, per il 19% la diffusione del virus pensava fosse oramai sotto controllo. Le imprese affrontano la “seconda ondata” in una situazione di maggiore vulnerabilità rispetto allo scenario di marzo: l’88% non aveva recuperato i livelli di attività dello scorso anno, l’11% aveva recuperato i livelli dello scorso anno e solo l’1% ha registrato livelli di attività superiori. Inoltre, il 67% delle imprese che non hanno raggiunto i livelli dello scorso anno indicano una contrazione del fatturato superiore al 20%. Per il 19% delle imprese le attuali misure sono sufficienti per contenere il contagio; per il 53% delle imprese occorrerebbe fare dei lockdown circoscritti alle zone di maggior contagio. Il 17% delle imprese pensa che gli attuali provvedimenti possano compromettere definitivamente la possibilità di proseguire la propria attività, mentre per il 57% dei casi le misure di contenimento devono restare in vigore per tempi brevi. Solo il 9% delle imprese ritiene che le misure di contenimento sociale approvate non avranno ripercussioni significative sulla propria impresa. Da segnalare come il 17% delle imprese ritenga che le misure siano necessarie per proseguire l’attività in futuro.

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«I risultati di questo decimo report - afferma Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma - mettono in evidenza, purtroppo, come il tessuto produttivo romano sia nuovamente e duramente colpito da questa seconda ondata della pandemia. Un rigurgito del virus che va a impattare su una realtà imprenditoriale già indebolita dagli effetti pesantissimi del lockdown dello scorso marzo. Le imprese affrontano questa seconda ondata in una situazione di maggiore vulnerabilità rispetto allo scenario di marzo: l’88% non ha recuperato i livelli di attività dello scorso anno, cosa riuscita solo all’11% del campione. Ora, in attesa del nuovo Dpcm che dovrebbe essere varato domani, va sottolineato come solo il 19% delle imprese pensa che le attuali misure siano sufficienti per contenere il contagio e che per il 53% occorrerebbe fare dei lockdown circoscritti alle zone più colpite. Un dato, poi, che mi preme evidenziare è questo: per il 57% delle imprese le misure di contenimento, anche dure, vanno applicate ma per tempi brevi. Questo vuol dire che il mondo produttivo capisce la situazione di estrema gravità, è pronto a fare ulteriori sacrifici, ma per un periodo limitato e a fronte di congrui indennizzi». 

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