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Covid, la metà delle donne incinte nel Lazio è senza vaccino: scatta l'allerta

Circa 15mila le partorienti che hanno preferito non fare il booster per paura

Covid, la metà delle donne incinte nel Lazio è senza vaccino: scatta l'allerta
di Francesco Pacifico
4 Minuti di Lettura
Domenica 30 Gennaio 2022, 01:11

«Una donna incinta su due nel Lazio non è vaccinata», fa sapere l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato. «E dobbiamo fare di tutto - aggiunge - per tranquillizzarle, convincerle a immunizzarsi e aumentare il loro livello di protezione dal virus». È allarme per la partorienti, visto che la metà delle future mamme - sono circa 15mila - ha preferito non fare la dose booster per paura di arrecare danni ai bimbi in grembo. Un rischio quasi inesistente secondo la comunità scientifica. Il ministero della Salute, sul sito, «raccomanda la vaccinazione con vaccini a mRNA, alle donne in gravidanza nel secondo e terzo trimestre e per le donne che allattano, senza necessità di sospendere l’allattamento». E per quanto riguarda il primo trimestre, sottolinea, «la vaccinazione si considera sicura in qualsiasi periodo della gravidanza», ma è comunque utile «valutare rischi e benefici insieme al proprio medico».

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Ieri - due anni dopo il ricovero dei primi pazienti cinesi allo Spallanzani - nel Lazio, su 101.888 tamponi tra antigenici e molecolari, si sono registrati 12.201 nuovi positivi, 462 in meno rispetto al giorno precedente. I nuovi casi a Roma sono 6.386. Più in generale sono stati 14 i decessi (-14), 2.122 i ricoverati (-12), 204 i posti in terapia intensiva occupati (-3) e 10.148 i guariti. Per D’Amato, questi «sono segnali incoraggianti, siamo sulla strada giusta», anche perché il 70 per cento della popolazione adulta della Regione ha fatto il richiamo. Una situazione che fa a dire all’assessore che «a primavera sarà possibile togliere l’obbligo della mascherina all’aperto. Siamo in una fase di plateau (della curva, ndr), attendiamo nelle prossime settimane una discesa, che potrebbe essere anche repentina come avvenuto in altri Paesi prima di noi». Da qui anche la richiesta al governo «di snellire, in questa fase, le procedure per chi ha fatto dosi di richiamo» e quelle per le quarantene a scuola.

Ma nel Lazio i No vax, persone alle quali non sono state iniettate neppure una dose, sono circa 160mila. «Una decina di giorni fa eravamo a 175mila - nota D’Amato - quindi si sta riducendo lo zoccolo duro dei non vaccinati, anche grazie alla spinta data dall’obbligo per gli over50». Ma le mamme che non si sono immunizzate non vanno certamente annoverate nel fronte dei No Vax. La questione però è diventata più centrale dopo che lo scorso 21 gennaio al Policlinico Umberto I di Roma una ventottenne non vaccinata e malata di Covid è deceduta dopo il parto. Da qui la necessità di lanciare una campagna per spingere le puerpere a immunizzarsi, che ricalca già quanto fatto prima per gli studenti delle scuole medie e superiori, eppoi per i ragazzini tra i 5 e gli 11 anni. 

Mercoledì prossimo la Regione, intanto, ha organizzato un open day riservato alle donne in gravidanza e allattamento. Ne seguiranno degli altri. Per quella giornata saranno allestiti anche consultori per informare e sciogliere tutti i dubbi delle future e delle neomamme. Aderiranno a questa iniziativa il Santa Maria della Pietà, il Sant’Eugenio e il Grassi a Roma, mentre in provincia ci si potrà rivolgere agli ospedali di Civitavecchia, Ariccia e Bracciano o in punti vaccinali creati a Cerveteri, Bracciano, Campagnano o a Tivoli, presso palazzo Ciardi. Soltanto al Sant’Eugenio bisognerà prenotarsi, mentre al Grassi chiederanno anche una recente ecografia per chi ha superato il sesto mese. 

Più in generale la Regione ha deciso di eliminare la prenotazione negli Hub per le donne in stato interessante, ma soprattutto vuole fare scendere in campo i ginecologi. Loro - come hanno già fatto i pediatri con i genitori dei più piccoli - chiameranno le loro assistite e le tranquillizzeranno sui rischi sulla vaccinazione per convincerle a immunizzarsi. Sarà anche aperto un faro sulle richieste di esenzione già concesse. 
 

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