Corso Francia, due mesi per la verità sull'incidente

Corso Francia, due mesi per la verità sull'incidente
di Valentina Errante
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Domenica 5 Gennaio 2020, 13:47 - Ultimo aggiornamento: 13:49

Saranno necessari almeno due mesi perché periti e consulenti di parte facciano chiarezza sulla dinamica dell'incidente di Corso Francia dove, nella notte tra il 21 e il 22 novembre, sono rimaste uccise Gaia Romagnoli e Camilla von Freymann. Gli incarichi saranno affidati già questa settimana e dovrebbero stabilire, in primo luogo, a quale velocità viaggiasse l'auto guidata da Pietro Genovese, il ventenne che le ha travolte. Gli accertamenti sarebbero assai più semplici se la Renault Koleos, intestata a una concessionaria della provincia di Milano e in comodato d'uso a Paolo Genovese, il regista, papà del ragazzo, fosse dotata di una scatola nera, circostanza che non è ancora stata verificata.

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Rimangono comunque alcuni punti oscuri, ma anche su questi la relazione degli ingegneri, che saranno nominati dal procuratore aggiunto Nunzia D'Elia e dal pm Roberto Felici, dovrebbe fare chiarezza. Tra questi il luogo esatto in cui Gaia e Camilla hanno attraversato: la maggior parte dei testimoni riferisce che non fossero sulle strisce e che il semaforo segnasse il verde per le auto.

LA PERIZIA CINEMATICA
In campo scenderanno ingegneri, fisici e ricostruttori tecnici, sia per conto della procura che delle parti. La polizia municipale ha già verificato che, sul luogo dell'incidente, non c'erano tracce di frenata. E, del resto, lo stesso Pietro Genovese, nel corso dell'interrogatorio davanti al gip Bernadette Nicotra, che il 26 dicembre ha disposto per il ragazzo i domiciliari, ha riferito di essersi accorto delle due sedicenni solo dopo l'impatto. I calcoli, per stabilire la velocità di marcia del Suv, ora sotto sequestro, non potranno quindi basarsi sui segni rimasti sull'asfalto, ma, partendo dal tipo di danno sull'auto, dal punto in cui sono stati sbalzati i corpi e anche dal luogo esatto in cui si è fermata la Renault dopo l'impatto, indicheranno la velocità dell'auto al momento del drammatico incidente. I tecnici terranno anche conto delle testimonianze.

LA SCATOLA NERA
Il margine di approssimazione nei calcoli e nella ricostruzione della dinamica dell'incidente, sarebbe praticamente nullo se nella Koleos, immatricolata nel 2018 e guidata da Genovese, fosse stata installata una scatola nera. Lo strumento previsto nei modelli di auto più moderni, in caso di incidente, rileva l'accelerazione massima, il tipo di crash, il luogo in cui si è verificato e l'ultima velocità rilevata oltre alle accelerazioni ed alle decelerazioni. Non solo, al data base centrale vengono inviati anche i dati sullo storico delle marce inserite nel corso del tempo.
Dati preziosissimi per la ricostruzione, che potrebbe raccontare esattamente quanti metri prima dell'impatto l'auto fosse ripartita dal semaforo e quale velocità avesse raggiunto. Gli inquirenti, però, non sanno ancora se la Renault fosse dotata di scatola nera.

I PUNTI OSCURI
Secondo la maggior parte delle testimonianze, Gaia e Camilla non avrebbero attraversato sulle strisce pedonali, ma ad alcuni metri dal semaforo verde per gli automobilisti. Per di più, in un punto con scarsa visibilità, in piena notte e mentre pioveva. Centrale è però il video, oramai acquisito agli atti su richiesta dell'avvocato Cesare Piraino difensore dei Romagnoli. Dalle immagini risulta chiaro come, nel punto di attraversamento per i pedoni, il semaforo non segni mai il giallo, ma solo una brevissima intermittenza di verde che un secondo dopo si trasforma in rosso. Gli inquirenti, oltre a Davide, uno dei ragazzi che viaggiava con Genovese sulla Koleos, potrebbero risentire anche l'uomo che guidava la Smart e marciava dietro all'auto che ha frenato vedendo le due ragazzine. La macchina ha coperto la visuale di Genovese, che ha superato a sinistra, e di Gaia e Camilla che, rassicurate vendendola ferma, anziché procedere con cautela, sono scattate in una corsa.

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