Incidente a Corso Francia, la messa per Gaia e Camilla: «Dura senza voi». Perizia sul telefono di Pietro Genovese

Giovedì 23 Gennaio 2020 di Raffaella Troili

Una mamma accarezza i capelli della figlia, un'altra se la tiene abbracciata da dietro. C'è calore ma anche una percezione nuova della fragilità della vita, in questa chiesa ancora stracolma, in via Flaminia. È la parrocchia del Preziosissimo Sangue, dove ieri si è svolta una funzione in occasione del trigesimo della morte di Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli, investite e uccise a 16 anni a Corso Francia nella notte tra il 21 e il 22 dicembre. Ci sono genitori, amici, parenti. Si abbracciano, si fanno coraggio. «È stato traumatico, lo è ancora, vivere senza di loro, tornare a scuola senza di loro, fare tutto quel che facevamo prima senza Gaia e Camilla», sussurra Lorenzo un amico, uno dei giovani che ha realizzato il murales a Corso Francia: un grande cuore rosso verso cui s'incamminano tenendosi per mano.

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«È stato un modo per sfogarci, ci siamo divertiti, ci siamo sentiti più vicini a loro. E abbiamo in mente a scuola e nel quartiere tante iniziative per ricordarle». Lui è andato a trovare i genitori: «È stato toccante parlare con loro, sono forti, ma ancora non possono aver realizzato». Anche lui ha lo sguardo confuso e tenero di chi deve metabolizzare. E comunque sull'altare chi celebra la messa non fa giri di parole, come pure accadde al funerale: «Amici, genitori, siamo tutti messi a dura prova nella nostra fede, che oggi sembra «una mano paralizzata» cita il passo del Vangelo appena letto. «Tutti siamo un po' atei in questo momento. Si fatica a credere in un Dio che non ha potuto fare nulla, come ha detto la mamma di Camilla, un angelo custode non poteva prendere per mano le ragazze e far sì che non passassero di là?». Ma cita il Paradiso, «che esiste, lo sappiamo tutti» e invita a pregare perché Gaia e Camilla ci arrivino. Incoraggia: «Quello che state vivendo lo ha vissuto Gesù Cristo in croce, anche lui ha vacillato». Stringe e ringrazia in lacrime i giovani amici della figlia la mamma di Camilla, «è durata così poco la sua vita, non ho avuto il tempo di salutarla», il papà è più in disparte: «Vivo di presente, non ricordo, non vedo la tv, non voglio sapere niente. Non guardo le sue foto. So benissimo come è la mia Camilla».

È stata affidato alla polizia postale l'incarico per stabilire se Pietro Genovese, al momento dell'incidente, stesse parlando al telefono. Il procuratore aggiunto Nunzia D'Elia e il pm Roberto Felici hanno disposto in questi giorni la perizia sul cellulare del ventenne, ai domiciliari con l'ipotesi di omicidio stradale aggravato. Al vaglio anche il punto esatto della tragedia.
 

Ultimo aggiornamento: 11:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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