CORONAVIRUS

Coronavirus Roma, la crisi del turismo: «Perso oltre il 40% dei clienti». Ristoranti, protesta a Trastevere

Mercoledì 29 Aprile 2020 di Alessandra Camilletti
Il flash-mob dei locali ieri a Trastevere, Roma

I conti sono presto fatti. L’anno del Covid, a fine 2020, avrà portato via a Roma il 42,5 per cento dei turisti, rispetto al 2019. Un 13,4 per cento in meno di viaggiatori nazionali e il 29,1 internazionali. È lo scenario disegnato dall’Ufficio Studi di Enit - Agenzia Nazionale del Turismo, che ha fotografato i dati su pernottamenti, spesa e prospettive del turismo in Italia e non solo.

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E per recuperare ci vorranno due o tre anni, bisognerà aspettare 2022 e 2023. Un report in cui la Capitale si piazza al terzo posto, dopo Venezia (meno 47,3 per cento) e Firenze (45,6). Seguono Napoli e Genova (41,1), Milano (40,9), Palermo (39,5), Bergamo (38,9) e Torino (37). Maggiore è la percentuale di visitatori a lungo raggio, maggiore è l’impatto, perché si presume - spiega Enit - che i mercati a lungo raggio siano i più colpiti dalla pandemia. Ma incide anche la stagionalità. Quando si invertirà la tendenza? Lo scenario delineato dall’Agenzia dice che entro il 2023 tutte le città accoglieranno un numero di viaggiatori maggiore rispetto a quello del 2019, ma tra gli italiani. Il turismo internazionale ritornerà (e non supererà) i livelli del 2019 per quella data. Le città con una quota maggiore di viaggiatori domestici (e internazionali a corto raggio) - primi a ripartire post-Covid - sperimenteranno una ripresa più rapida nel 2021 e nel 2022. 

«I primi segnali di ripresa li avremo dal mercato domestico, a partire da quello regionale - spiega Giorgio Palmucci, presidente Enit - Roma sarà tra le prime mete a recuperare anche presenze internazionali per la sua centralità come primo hub per gli arrivi aeroportuali e tra le mete preferite dai viaggiatori extraeuropei. La crisi post Covid sarà un’occasione per la Capitale per affrontare il tema della sostenibilità e un nuovo modo di proporre e vivere il turismo: più green e più slow». E sottolinea: «La contingenza offre un’occasione a tutti gli operatori del settore di alzare gli standard di qualità e operare quel rinnovamento e adeguamento che richiede il settore con l’avanzata dell’innovazione e le politiche ambientaliste. Molte realtà che dovevano fare i conti con flussi di overtourism come Venezia sono già pronte a fronteggiare un accesso controllato come avveniva con app ad hoc, ad esempio. Siamo fiduciosi che tutto riprenderà con più grinta».

Nel frattempo, però, si soffre. «Calcoliamo perdite per 100 milioni di euro al mese - dice Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi - A febbraio avevamo calcolato un danno di 500 milioni fino a giugno-luglio, ma qui non se ne riparla neanche per il 2021. Il calcolo è di 1,2 miliardi di euro di perdita. Temo che le previsioni sul 2023 siano realistiche. Molto dipenderà dal vaccino: se arriverà entro l’anno si potrà recuperare nel 2022, ma andranno sanate molte ferite. Ci sono alberghi che riapriranno direttamente nel 2021».

Ci sono anche le modalità della ripartenza a preoccupare gli operatori. Claudio Pica, presidente Fiepet-Confesercenti, sul via a bar e ristoranti il primo giugno, sottolinea che nella Capitale «almeno il 25 per cento delle aziende chiuderà e quelle che rimarranno aperte soffriranno ancora». Ieri sera a Trastevere, in adesione all’iniziativa nazionale, si è tenuto un flash-mob dei locali, per sollecitare una riapertura anticipata. Mascherina, tavolini vuoti ma simbolicamente sistemati in strada, anche con lumini. Lunedì si è riunita l’Associazione Botteghe Romane, che conta, ricorda il presidente Enrico Corcos, 5mila attività soprattutto a Roma: «Si pensa che il 30 per cento non aprirà, perdendo un patrimonio di botteghe di vicinato che nella crisi hanno sostenuto la popolazione con donazioni e spesso crediti a clienti che non riescono a pagare». Per la Fase 2, nel rapporto costi-benefici, il 18 «oltre mille negozi appartenenti alle catene di distribuzione più conosciute sono intenzionate a non riaprire», dice David Sermoneta, presidente Federmoda Roma. 

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