CORONAVIRUS

Coronavirus, test del sangue: ecco come funziona e quanto costa

Venerdì 17 Aprile 2020 di Camilla Mozzetti

Il test sierologico viene svolto con un prelievo di sangue venoso e/o capillare. Attraverso l’analisi delle provette o delle “card” con dei reagenti specifici, vengono ricercati gli anticorpi al Covid-19: le immunoglobuline IgG e IgM. Le prime indicano che l’organismo ha “immagazzinato” il virus e che l’infezione è passata, le seconde attestano uno stato infettivo in corso. Lo Spallanzani e il policlinico Tor Vergata hanno condotto i test su mille persone: tra i “cluster” di Nerola e Contigliano e i sanitari e i pazienti del policlinico confrontando i risultati con gli esiti molecolari dei tamponi naso-gola per dichiararne l’attendibilità. Il test sierologico ad oggi non può diagnosticare - come invece fa il tampone - la malattia. Serve a compiere un’indagine epidemiologica per comprendere la circolazione del virus. 

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I Costi. I test sierologici veloci con il recupero di sangue capillare su “card” costano tra i 5 e i 6 euro e il prezzo sale a 15-20 euro se si conta anche l’apparecchio portatile che li legge nell’arco di pochi minuti. Il test su prelievo venoso costa in media un po’ di più perché si deve sommare il prezzo di una provetta, l’infermiere che fa il prelievo, il costo dell’analisi in laboratorio. I privati - ovvero i laboratori di analisi riconosciuti - sono liberi di poter effettuare i test. La Regione Lazio ha però specificato loro l’obbligo di comunicare all’utenza le finalità epidemiologiche e non diagnostiche dell’analisi. In assenza di ciò sono passibili di denuncia all’autorità giudiziaria. Sempre la Regione non può obbligare i laboratori a chiedere un prezzo fisso ai clienti. Li ha invitati, tuttavia, a far pagare 20 euro il test capillare e 45 quello venoso.

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Quanti sono. In commercio su scala mondiale, dotati di marchio CE, ci sono già «Oltre 120 kit in vendita per lo più prodotti in Cina», spiega il professor Sergio Bernardini primario dell’Area funzionale di medicina di laboratorio di Tor Vergata. Alcuni hanno anche nomi di donna, come “Clelia” o “Elisa”. Le aziende produttrici per elaborarli hanno isolato l’antigene del virus, ovvero la sostanza proteica estranea all’organismo che induce una risposta immunitaria specifica. Tra i kit presenti in commercio, ci sono anche quelli rapidi che permettono l’esame delle immunoglobuline attraverso il prelievo di sangue da capillare (solitamente il polpastrello di un dito) che viene poi catturato da una “card” e messo a contatto con un reagente. La Regione Lazio punta a effettuare lo screening su 300 mila persone. Si parte a maggio con 60 mila tra sanitari e forze dell’ordine.

I risultati. Lo scopo del test sierologico è chiarire le modalità di diffusione e di frequenza di una malattia in rapporto alle condizioni dell’organismo, dell’ambiente e della popolazione. Il grado di attendibilità cresce all’aumento degli screening effettuati. Banalmente più test si fanno per rinvenire anticorpi specifici più risultati certi - siano essi positivi o negativi - si otterranno. È una pratica, dunque, che necessita di tempo e di analisi per essere validata. Di certo, allo stato attuale, nessun test sierologico può diagnosticare la malattia del Covid-19. Rappresenta, invece, una base di studio. Ricorda Walter Ricciardi, membro dell’Oms e consulente del ministro della Salute per l’emergenza coronavirus: «Oggi i test sierologici per diagnosticare l’epatite sono attendibili ma solo perché è da oltre 30 anni che vengono usati e provati».
 

Ultimo aggiornamento: 12:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA