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Coronavirus, a Roma il piano non c'è: fai-da-te nelle scuole e all'Atac

Sabato 1 Febbraio 2020 di Stefania Piras
Coronavirus, a Roma il piano non c'è: fai-da-te nelle scuole e all'Atac

Colloqui a distanza di almeno un metro e obbligo di mascherina. Le disposizioni emanate ai medici della Capitale sono molto stringenti. L'obiettivo è minimizzare il rischio del contagio della polmonite da nuovo coronavirus. Un esempio? Se si sospetta di essere stati infettati si consiglia di non andare in pronto soccorso, luogo dove il virus potrebbe moltiplicarsi. E infatti è lì che la macchina sanitaria regionale si sta attrezzando per far fronte alla malattia.

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L'ansia è calata sulla Capitale l'altra notte e come uno sciroppo appiccicoso si è insinuata nei bar, negli autobus, nei cinema, nei grandi magazzini. È di quarantotto ore fa il ricovero una coppia di coniugi cinesi allo Spallanzani di Roma. Ieri, il primo vertice conoscitivo in prefettura da cui è emerso che «la situazione è sotto controllo», hanno detto in coro il prefetto Gerarda Pantalone, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e la sindaca Virginia Raggi. Nella riunione, alla quale hanno partecipato anche le autorità sanitarie, è stato fatto il punto soprattutto sulle «direttive diramate dalla Regione a tutte le strutture sanitarie, per adottare le procedure e i protocolli».

Eppure, fuori, nelle strade, nelle scuole e negli uffici pubblici si è già passati al fai da te. Mascherine e gel disinfettanti a portata di mano. Il Ministero dell'Interno ha scritto ai vigili del fuoco per raccomandare l'uso di mascherine e guanti in lattice monouso da indossare sotto i guanti anti fiamma in caso di operazioni di soccorso a persone che manifestano sintomi. I grandi store del centro hanno comunicato ai propri commessi massima libertà sull'uso delle mascherine e ieri diversi addetti alla vendita hanno deciso di indossarle.
 

 

IN VATICANO
Ai dipendenti dei Musei Vaticani è stato detto informalmente di segnalare ogni possibile sintomo influenzale e stare lontani da neonati e persone con problemi respiratori. Alle scuole non sono state date indicazioni precise: «Le stiamo aspettando ma qui non arrivano circolari», sottolinea Mario Rusconi, il presidente dei presidi. La conferenza dei rettori ha scritto una lettera a tutti gli atenei per sapere quanti e quali studenti e docenti si trovino in Cina attualmente. Roma Tre ha congelato nove borse di studio in Cina dando la possibilità ai borsisti di essere rimborsati.

La Sapienza ha pure annullato le partenze per la Cina. I sindacati dei mezzi pubblici, il Fast oggi distribuirà mascherine a Termini, e quelli delle forze dell'ordine chiedono di fornire materiale sanitario anti contagio. Ma qualcosa si sta muovendo: le direttive cui ha fatto cenno il prefetto non sono altro che i primi campanelli di allarme suonati a Roma. I primi squilli sono arrivati dalla Direzione generale del Ministero della Salute che ha emanato un protocollo apposito per navi, porti e terra ferma che prevede anche l'isolamento domiciliare dei famigliari del paziente contagiato. Poi un altro squillo Estote parati è arrivato intorno alle otto e mezza nella casella di posta elettronica dei medici di famiglia. Nella mail si specifica che i casi confermati di 2019-nCoV sono aumentati in numerose province cinesi come Pechino, Guangdong, Chongqing, Shangai ma anche in altri paesi stranieri. C'è scritto che l'incubazione va dai 2 ai 14 giorni. Sintomi più comuni: febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie.
 


QUANDO AVVERTIRE
Quando un medico deve avvertire lo Spallanzani o il Bambin Gesù? «In concomitanza di febbre e sintomi respiratori associati a un soggiorno nella provincia dell'Hubei nei 14 giorni precedenti o uno stretto contatto con un caso confermato di infezione oppure un accesso a una struttura sanitaria in un paese in cui sono state segnalate infezioni nosocomiali da nCov». Alti rischi dunque per il personale sanitario a cui infatti si raccomanda di eseguire le visite in un'area separata come fu fatto per la Sars e per l'H1N1. Chi visita deve stare lontano almeno un metro e dotarsi di mascherina e protezione facciale, camice impermeabile a maniche lunghe e guanti. Motivo per cui ieri sui social sono stati immortalati interventi su strada con ambulanze e infermieri dentro tute bianche, tipo quelle della polizia scientifica.

Ultimo aggiornamento: 08:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA