CORONAVIRUS

Coronavirus, passata la paura ora i romani ritornano al pronto soccorso: aumentati gli accessi

Lunedì 20 Aprile 2020 di Francesco Pacifico
Coronavirus, passata la paura ora i romani ritornano al pronto soccorso: aumentati gli accessi

La fase 2, intesa come lenta ripresa alla vita di un tempo, è già visibile nei pronto soccorso della Capitale. Che lentamente si stanno ripopolando, dopo che per settimane sono stati deserti per la paura della gente di ammalarsi di coronavirus.

Al riguardo, e da un osservatorio privilegiato come quello del Policlinico Umberto I, il primario Francesco Pugliese nota che «c'è una prima stabilizzazione degli interventi. Certo ritornano i pazienti, ma restano ancora ridotti gli accessi spontanei rispetto al passato». Gli fa eco dal Gemelli il suo collega e primario Francesco Franceschi: «Nell'ultimo periodo ricominciamo a vedere le patologie classiche come la malattie cardiache e gli ictus e non soltanto le patologie respiratorie. Ma i codici bianchi sono quasi spariti».

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Strapieni oltre il dovuto prima che si diffondesse il coronavirus, svuotati nei primi giorni dell'emergenza Covid-19 con i cittadini spaventati dal rischio di essere contagiati, i pronti soccorsi nelle ultime ore vengono di nuovo frequentati dai pazienti. I numeri, va da sé, sono ancora lontani dagli anni scorsi, dai periodi di pace per intenderci, ma se tra febbraio e marzo le presenze erano letteralmente crollate, negli ultimi giorni gli accessi sono state in media tra le 70 e le 80 unità.

Nelle ultime settimane, i romani - proprio la paura di essere contagiati - si sono tenuti lontani da tutto quello che rientra nel concetto di sanità pubbliche. Nessuna visita dai medici di base, accontentandosi di "controlli" telefonici, rinviati gli interventi chirurgici non urgenti, soltanto le terapie delle malattie più gravi come i tumori sono state effettuate senza grandi difficoltà. Figurarsi andare al pronto soccorso.

«E questo non è stato un bene per la tenuta della salute pubblica - fa notare Adolfo Pagnanelli, primario della medicina di urgenza del Policlinico Casalino - C'è il rischio che alcune patologie vengano affrontate in ritardo, creando danni alla salute dei pazienti. Devo dire che negli ultimi giorni, nonostante la pausa di Pasquetta, i pazienti stanno tornando al pronto soccorso. Niente a che vedere con l'afflusso precedente all'emergenza Covid».

Nella Capitale, e stando alle ultime ore, e guardando ai singoli ospedali, il pronto soccorso del Policlinico Casalino ha segnato 140 interventi, una novantina al Policlino Gemelli, numeri più bassi, sotto il centinaio, all'Oftalmico e Sant'Eugenio. Minore afflusso, invece, in strutture più in prima linea nella lotta coronavirus come il Policlinico Umberto I, il San Filippo Neri o il Vannini: in questi casi le presenze al pronto soccorso sono di circa una quarantina di persone.

In generale parliamo di pazienti Covid e non Covid. Soprattutto soltanto un terzo dei pazienti è stata portata lì dai medici del 118, il resto - sfidando il timore di essere contagiato - si è presentata nei nosocomi con i propri mezzi. Tutti i pronto soccorso, poi, hanno predisposto modalità d'accesso protette: pretriage separati per pazienti positivi al coronavirus e non, ambulatori diversi e anche personale sanitario diverso.

Per quanto riguarda le patologie, spiega Massimo Magnani, alla guida del pronto soccorso del San Filippo Neri, «per lo più, a eccezione della patologie Covid, gli accessi al pronto soccorso avvengono per le patologie più gravi e forse inderogabili come infarti, stroke e traumi. Rispetto al passato non ci sono, di fatto, più richiesti interventi per codici bianchi».

Ultimo aggiornamento: 22 Aprile, 21:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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