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Coronavirus, prove di fuga verso la villetta al mare, denunciati in 1.400

Coronavirus, prove di fuga verso la villetta al mare, denunciati in 1.400
di Lorenzo De Cicco
4 Minuti di Lettura
Martedì 24 Marzo 2020, 08:13 - Ultimo aggiornamento: 12:04

Prove di fuga verso la villetta al mare, da Santa Marinella a Torvaianica o ancora più giù, sul litorale pontino. Seconde case trasformate in buen retiro da Covid-19, dove trascorrere queste settimane d'isolamento o almeno uno scampolo di quarantena. Ma a sbarrare la strada a chi si è improvvidamente messo in macchina negli ultimi giorni, in barba ai divieti del governo che consentono solo gli spostamenti davvero «di necessità», sono state le pattuglie di polizia, carabinieri, vigili urbani e guardia di finanza. Un battaglione di quasi 3mila uomini dispiegato fra Roma e l'hinterland per far sì che tutti rispettino le prescrizioni necessarie ad arginare il contagio da coronavirus.
Solo tra sabato e domenica sono stati realizzati oltre 50mila controlli tra auto, scooter e i (pochi) cittadini a passeggio: 23.500 controlli sabato e altri 30mila domenica. Non tutti avevano le carte in regola per circolare: in sole 48 ore quasi 1.400 romani (730 domenica, 650 sabato) sono stati denunciati per aver violato l'articolo 650 del codice penale, quello annotato in grassetto sui moduli dell'autocertificazione diffusi dal Viminale e che punisce l'«inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità». Pena prevista: generalmente una multa da 206 euro, ma si può arrivare fino all'arresto per tre mesi.
IN CODA
Le verifiche non sono durate solo lo spazio di un weekend: anche ieri gli agenti ai blocchi stradali hanno fermato migliaia di auto, in particolare sulle grandi arterie che portano fuori città. Perché è questa l'infrazione più riscontrata, racconta chi si sta occupando delle verifiche: si tenta di andare via da Roma, molto spesso per raggiungere la casetta al mare o in campagna. Dalla Trionfale alla Palmiro Togliatti, chi era in macchina o in sella al motorino ha dovuto accodarsi e aspettare di arrivare davanti alla pattuglia delle forze dell'ordine per mostrare i documenti e l'autocertificazione.

Su input del prefetto Gerarda Pantalone, i controlli da una settimana si sono fatti più stringenti. Chi è di pattuglia incrocia i dati degli automobilisti, verifica l'indirizzo di residenza e fa di calcolo: quanti chilometri dista dal posto di blocco? La spesa si può fare, certo, ma solo sotto casa. Così come andare in farmacia: tutto consentito, ci mancherebbe, ma non vale come giustificazione se ci si trova a 10 chilometri dall'appartamento dove si risiede, magari col serbatoio pieno e un paio di valigie piazzate strategicamente nel bagagliaio.
Nelle autocertificazioni più o meno scrivono tutti la stessa cosa: vado a fare provviste, vado in farmacia, vado al lavoro (anche se adesso, dopo l'ultimo decreto del governo, i margini si sono fatti ancora più stretti). Poi tocca dimostrare che è effettivamente così. Non tutti ci riescono, come il cliente di uno spacciatore fermato ieri dai Carabinieri, denunciato perché scoperto sulla Portuense, in compagnia del pusher, «senza motivo».
LE IMPRESE
Oltre ai check sugli spostamenti, la Prefettura da ieri sta passando al setaccio le richieste delle attività che vogliono restare operative. Un centinaio di imprese hanno già spedito il modulo a Palazzo Valentini e il prefetto, nei prossimi giorni, firmerà un decreto che dichiarerà quali attività possono considerarsi «strategiche» per l'economia cittadina e quindi restare aperte anche in questi giorni difficili di coronavirus.
 

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