CORONAVIRUS

Roma, Liti in famiglia e in condominio: boom di chiamate al 112

Sabato 21 Marzo 2020 di Alessia Marani
Una scena dal video sul balcone: la donna viene aggredita

Gli interventi delle Volanti di polizia e delle radiomobili dei carabinieri ai tempi del coronavirus? Su Roma, al di là dei controlli a chi circola in giro e dei pattugliamenti davanti a supermercati, tabaccherie e farmacie, divenute ancora di più il “bancomat” della criminalità, ormai si fanno soprattutto per liti in famiglia e liti condominiali. Le discussioni all’interno delle mura domestiche o di uno stesso palazzo sono aumentate a dismisura, quasi raddoppiate, giurano gli operatori. O, comunque, al momento, rappresentano quasi l’esclusività delle chiamate al 112 extra Covid-19. E di sicuro, se le misure di contenimento saranno prolungate, saranno destinate a crescere anche nei prossimi giorni. Chiusi in casa, le paure e i disagi già esistenti si amplificano. Negli anziani, ma anche nei più giovani. Così succede che al 112 chiami un condomino al piano alto di un comprensorio alla periferia Sud: «Venite un inquilino mi vuole uccidere». Ma quando gli agenti arrivano, capiscono che la situazione è ben diversa. Chi ha richiesto il soccorso, infatti, è convinto che l’inquilino e la moglie di questi vogliano farlo fuori fumando sul balcone di casa... «Vedete, quei due sono sempre fuori sul terrazzo qua sotto... In casa mia entra il fumo, il fumo è ancora più dannoso con il coronavirus.. così mi ammazzano», racconta ai poliziotti. 

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Ci sono anche padri troppo severi, a volte a ragione - come nel caso di quel genitore, un pensionato 63enne di Pomezia, che ha tentato in tutti i modi di convincere il figlio tossicodipendente in crisi di astinenza, a desistere dall’uscire di casa per cercare la droga e che alla fine, spintonato e aggredito, ha chiamato per disperazione i carabinieri- e a volte a torto.

È successo persino che a comporre il 112 siano stati due fratelli, due giovanotti ormai più che maggiorenni: «Nostro padre non ci fa uscire, nemmeno per fare la spesa. Ci tratta come dei bambini». E anche in questo casa, armati di pazienza, gli agenti hanno parlato con il genitore e lo hanno convinto che nei suoi ragazzi poteva avere fiducia. Sebbene lui ritenesse che «sono ancora piccoli, sbadati, non stanno attenti a quel che toccano e ci portano a casa il virus, penso io a loro».

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Ha fatto il giro del web il video girato su un balcone della Capitale in cui si vede una donna affacciata che suona il flauto mentre per il quartiere tutti cantano. A un certo punto sbuca fuori un uomo che comincia a colpirla con una tanica, le fa cadere in terra lo strumento musicale, lei si ribella e lui le si scaglia contro, le rifila pure un cazzotto sul volto. A quel punto esce fuori un uomo più giovane che lo ferma. Ecco, questo è il clima che si respira in molte case. Giovedì, a Focene, gli agenti sono stati richiamati in strada da una ragazza che li avvisava che la nonna si era barricata in una stanza perché il figlio, coltello alla mano, voleva soldi e rivendicava l’immobile per se. L’anziana ha riportato delle escoriazioni, l’uomo è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia, tentata estorsione, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Sempre giovedì nel giro di poche ore sono stati attivati tre protocolli “Eva” per violenza domestica sulle donne. L’elenco delle liti è lungo. Si sommano pure quelle in fila ai supermercati. Carabinieri e poliziotti vengono chiamati dagli addetti alla vigilanza quando gli animi si fanno più irascibili e le distanze a prova di Covid-19 non vengono rispettate. «Ormai - allarga le braccia qualche operatore - tocca fermarci persino a dirigere il “traffico” nei piazzali dei supermercati: liti e scaramucce sono all’ordine del giorno».
 

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