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Coronavirus, nuovi contagi a Ostia. La rabbia nel quartiere: «Vogliamo l’Esercito»

Coronavirus, nuovi contagi a Ostia. La rabbia nel quartiere: «Vogliamo l’Esercito»
di Mirko Polisano e Moira Di Mario
3 Minuti di Lettura
Domenica 19 Luglio 2020, 00:42 - Ultimo aggiornamento: 07:32

Si allarga sempre di più la rete dei contagi che fanno capo al 43enne del Bangladesh che lavorava come lavapiatti e aiuto cuoco all’interno dello stabilimento “La Vela” di Ostia. I quartieri, intanto, si blindano e la gente torna ad avere paura. C’è chi vuole andar via e chi chiede l’intervento dell’Esercito. L’unità di crisi Covid della Regione Lazio ha comunicato infatti che sono positivi anche i sei coinquilini del bengalese impiegato nella struttura balneare sul lungomare di Ostia. Tutti sono stati posti in isolamento e per uno di loro che lavorava in un ristorante di Dragona è scattata la chiusura del locale. «Non vogliamo un altro lockdown, non vogliamo essere una nuova “Mondagrone” - ripete Catia Iori, residente a due passi da via dei Remi - ci mancava questa del ristorante. È uno dei più frequentati, soprattutto da giovani».

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I TIMORI


C’è anche chi teme che venga allestita una «zona rossa» e si prepara a partire: «Ho deciso: passerò qualche mese al Sud con la famiglia, dai nostri genitori», racconta Antonio, 36 anni, a Dragona. La Comunità bengalese è da tempo sorvegliata speciale ad Acilia, come nel resto della Capitale. Numerosi i casi di contagi di importazione, specie prima dello stop dei voli da quel Paese. La Regione ha disposto tamponi a tappeto, finora ne sono stati fatti 6mila. In via dei Remi, dove abita il 43enne impiegato allo stabilimento c’è chi ha già innalzato le barricate: «Qui servirebbero i militari - dice Luigi De Angelis del comitato di quartiere Prato Cornelio - i soldati dell’Esercito per far rispettare le regole a tutti. Non è una questione di discriminazione ma di convivenza reciproca e soprattutto rispetto della salute».

«Si guardi intorno - dice una anziana - nessuno che mantenga le distanze». Aperto e potenziato - anche per l’emergenza Ostia - il drive- in di Casal Bernocchi. Avviata anche per Dragona, dunque, l’indagine epidemiologica. Si è concluso, invece, lo screening effettuato sui dipendenti dello stabilimento “La Vela”: i dipendenti e i gestori dello stabilimento balneare sono tutti negativi, ma devono fare quarantena e procedere a sanificazione dei locali, iniziata ieri mattina. Ma la paura si è diffusa sul litorale romano. Casi simili si sono verificati qualche tempo fa anche in due locali di Fiumicino, ma l’attività di tracciamento è riuscita a circoscrivere gli episodi.

 

IL BOLLETTINO


Intanto, nel Lazio si sono registrati ieri 20 nuovi casi. «Di questi - spiega l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato - 13 sono casi di importazione: 11 casi sono di nazionalità del Bangladesh, un caso di rientro dall’Iraq e uno dall’India». Nella Asl Roma 1, si registrano 3 nuovi casi tutti isolati a domicilio e non correlati tra loro. Nella Asl Roma 2, degli 8 nuovi casi nelle ultime 24 ore, 5 sono persone di nazionalità del Bangladesh; un caso di un uomo segnalato dal medico di medicina generale e un caso di una donna individuata al test sierologico. Nella Asl Roma 3, ai sei bengalesi si aggiunge anche una donna sbarcata dall’Iraq via Istanbul.

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