CORONAVIRUS

Coronavirus, la Regione Lazio: «Tamponi estesi a pazienti con sintomi lievi»

Giovedì 9 Aprile 2020 di Francesco Pacifico

Cinquantacinquemila tamponi già effettuati finora in tutto il Lazio su altrettanti malati e potenziali positivi al coronavirus. Tutti in strutture pubbliche - ai privati non è concessa questa attività - tra ospedali, medici delle Asl che vanno a casa dei pazienti, tensostrutture nelle aree più critiche e in auto come avviene al Santa Maria della Pietà. Ma la Regione, in quella che secondo gli esperti dovrebbe l'ultima coda del periodo di contagio, ha intenzione di estendere il numero di questi test parallelamente all'avvio di quelli sierologi.
I primi, chiaramente, hanno una funzione più diagnostica (il tampone resta al momento l'unico strumento sicuro per capire se si è contratta o meno la malattia). Gli altri, cioè quelli sul sangue che cercano attraverso alcune proteine gli anticorpi al Covid-19, sono necessari per fare una mappatura del contagio e capire se ci sono le condizioni per avviare la Fase 2. Quella che passa per una riapertura progressiva di negozi, uffici e tutte le attività chiuse durante il lock-down.

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L'assessore laziale alla Sanità, Alessio D'Amato, potrebbe già oggi annunciare qualcosa in più sulle strategie della Regione su questo versante. Infatti, a breve, è atteso il piano per organizzare i controlli attraverso i test sierologici. Come detto, poi, tutti i tamponi fatti finora sono stati effettuati da strutture pubbliche e poi validati dal'istituto Spallanzani o dai laboratori degli ospedali (tra gli altri, a Roma, il Policlinico Umberto I, il Gemelli e il suo controllato Colombus, Tor Vergata, il Sant'Andrea, il Pertini e il Campus Bio-Medico). Al riguardo sempre la Regione starebbe studiando una stretta per impedire ai centri privati che lo fanno, di offrire ai pazienti a caro prezzo test come tamponi e analisi sierologiche. D'Amato, non a caso, ha parlato di «truffe» e di «controlli non autorizzati e di scarsa efficacia», chiedendo ai cittadini di segnalare le strutture che promettono di scovare il virus, senza passare per gli ospedali pubblici.
In attesa che scattino le prime denunce, la Regione, come detto, studia di aumentare il numero dei tamponi. Rispetto all'inizio della crisi, già oggi i test vengono effettuati anche a chi presenta i sintomi della malattia (febbre e tosse) ma non è stato a contatto diretto con un focolaio di contagio. In futuro, anche nell'ottica di ridurre ulteriormente i nuovi casi, si sta valutando di sottoporre a tampone pure chi presenta sintomi più lievi, anche tenendo conto che i laboratori autorizzati registrano oggi non poche difficoltà a esaminare i 2.500 o i 3mila controlli fatti al giorno. Nei giorni scorsi l'assessore D'Amato aveva smentito che sarebbero sottoposti a tampone tutti i 6 milioni di residenti nel Lazio. Al momento è stato verificato, anche in maniera preventiva, lo stato di salute del 20 per cento del personale sanitario della Regione. Ma è facile immaginare che questa percentuale tenderà a salire, iniziando anche a monitorare tutte quelle persone che, ancora a lavoro, sono in contatto con il pubblico.

LINEE GUIDA
Intanto oggi la comunità scientifica aspetta novità sul piano per lanciare i test sierologici. D'Amato aveva annunciato le linee guida già per lunedì scorso, ma poi avrebbe preferito aspettare quelle del governo che sono arrivate martedì e che fondamentalmente fanno intendere che questo tipo di test non è al momento sicuro al 100 per cento. Da quello che si sa, la Regione ipotizzerebbe di effettuare questo tipo di controlli in una prima fase su almeno 300mila persone. Interessati a questa modalità saranno medici, infermieri e operatori sanitari a contatto con i malati; dipendenti pubblici che vanno in giro come autisti dell'Atac e operai dell'Ama impegnati nella raccolta dei rifiuti; ospiti e personale delle residenze per anziani; gente che lavora in luoghi chiusi come i supermercati.
L'obiettivo è partire a breve, già dopo Pasqua. Intanto si fanno le prime valutazioni su questo strumento. Dallo Spallanzani i ricercatori avrebbero comunicato alla Regione che i test sierologici sono un utile mezzo per mappare il contagio. Indicazioni positive le avrebbero date anche i sanitari spediti a Nerola o a Contigliano, che in questi focolai effettuano sia tamponi sia analisi del sangue, anche per confrontarne l'esito e capire l'attendibilità di questi ultimi.

Ultimo aggiornamento: 08:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA