CORONAVIRUS

Coronavirus, centri estivi, ecco come saranno: nei parchi e con certificati per i bambini

Lunedì 20 Aprile 2020 di Laura Bogliolo

Nei parchi e non nelle scuole che dovranno essere sanificate. Si organizzeranno più turni e si rispetteranno le distanze di sicurezza. I bimbi dovranno portare il certificato medico, mentre agli operatori in entrata e in uscita verrà misurata la febbre. Ecco il futuro dei centri estivi, quell’ancora di salvataggio per migliaia di famiglie romane che quest’estate dovranno lavorare per recuperare i soldi persi durante il lockdown. Un “sogno” anche per i bambini costretti a casa, senza più contatti sociali. Il sindaco Virginia Raggi ha aperto uno squarcio nelle anime di tanti romani quando ieri ha annunciato: «Già dal mese di luglio si potrebbe immaginare una riapertura magari dei centri estivi. I bambini, privati del contatto sociale con i loro simili - ha detto - credo stiano sviluppando dei turbamenti, riaprire almeno i centri estivi, su due turni per evitare assembramenti, credo che potrebbe essere una idea. Certo tutto compatibilmente con i dati epidemiologici e medici».

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I FINANZIAMENTI
Dal Campidoglio fanno sapere che «ogni ipotesi ovviamente è direttamente connessa a cosa deciderà il governo a tutela della sicurezza nazionale». Insomma, si potrà giocare oppure no? Tutti insieme o a distanza di sicurezza? Il lockdown proseguirà? E per quanto? Intanto dai Municipi arriva un’unica riflessione: «Serviranno più soldi». Dopotutto anche la Raggi, ha parlato di «doppi turni» per cercare di distanziare il più possibile i bambini e assicurargli la massima tutela in materia di salute. La scienza dice che la possibilità di contagio da coronavirus è minima per loro, ma possono diventare il veicolo del Covid-19 in famiglia, mettendo in pericolo la salute dei nonni ad esempio. E per questo la Regione, prima in Italia, ha «fortemente raccomandato» per i bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni «attraverso il pieno coinvolgimento dei pediatri di libera scelta» la vaccinazione antinfluenzale. Intanto, la dichiarazione della sindaca sulla riapertura dei centri estivi viene accolta con entusiasmo. Ma con delle riserve. «È ovvio che serviranno maggiori fondi per gli operatori pensando a più turni, e a classe separate» dice Sabrina Alfonsi, presidente del I Municipio. C’è poi da considerare la crisi economica provocata dalla chiusura forzata di negozi e attività lavorative. «Le famiglie spendevano 60 euro a settimana - aggiunge - c’è sicuramente bisogno di un aiuto economico ora, sostenendo almeno la metà del costo».

GLI OBBLIGHI
Alfonsi pensa inoltre a centri estivi da organizzare nei parchi: «Luoghi all’aperto, areati, più adatti in una situazione di emergenza sanitaria, pensiamo ai giardini delle scuole o ad altre zone verdi». Resta il nodo fondamentale dei finanziamenti. Un esempio: lo scorso anno il II Municipio per il bando sui centri estivi ha speso 21.311 euro. Il I ha stanziato in modo aggiuntivo 120 mila euro per l’assistenza ai piccoli disabili. Molte attività in città poi saltarono perché le scuole erano sottoposte a lavori di ristrutturazione. Se si scegliessero le aule, ci sarebbe anche il problema della sanificazione degli spazi. Tradotto: servono altri soldi, molti soldi. Per le direttive sanitarie, invece, si potrebbe mutuare il modello messo in campo dalla Regione per le case di riposo: operatori sottoposti alla misurazione della febbre in entrata e in uscita, bimbi con il certificato e distanziamento sociale. Le responsabili Scuola e comunicazione del Pd Roma Annarita Leobruni e Claudia Daconto hanno sottolineato in sintesi: «Prima degli annunci serve un piano condiviso con tutti i livelli istituzionali».  

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