CORONAVIRUS

Coronavirus, il pediatra Villani: «Bambini fuori? Rischiano come adulti»

Mercoledì 1 Aprile 2020 di Camilla Mozzetti
Coronavirus, il pediatra Villani: «Bambini fuori? Rischiano come adulti»

Professor Alberto Villani, Presidente della Società italiana di pediatria (Sip), membro del comitato tecnico scientifico per l'emergenza coronavirus nonché primario del dipartimento Malattie infettive dell'ospedale Bambino Gesù, il Ministero dell'Interno ha diramato martedì una circolare nella quale si precisa che i bambini possono uscire di casa accompagnati da un solo genitore. 
«In realtà non viene detto nulla di nuovo. La circolare del ministero dell'Interno non fa altro che precisare quello che era stato già stabilito. Restano le regole del distanziamento sociale, viene evidenziato che se un genitore esce con un bambino per dieci minuti non è passibile di nulla, ma non è un invito a uscire. Credo che sia nata dopo la denuncia di un genitore trovato con un bambino vicino casa».

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Cosa è giusto fare per i bambini in questa situazione?
«I bambini sono sereni se sono sereni i genitori. Con la Società italiana di pediatria l'abbiamo ribadito più volte: se esistono degli spazi comuni, tipo i terrazzi, possono essere utilizzati ma rispettando però il distanziamento sociale perché non possiamo sapere se quel bambino vive con un genitore positivo che infetta un altro bambino che porta la malattia ai nonni, quindi anche avendo un cortile in un ambiente comune, bisogna rispettare le regole».

Può darci qualche indicazione ulteriore sui comportamenti da seguire?
«Quello che è importante per i bambini è avere una strutturazione della giornata che la renda piena, interessante e compatibile con la vita che faranno quando tutto tornerà nella normalità. Quindi non farei dormire un bambino fino alle dieci del mattino e non lo metterei a letto a mezzanotte. Gli farei fare i pasti regolari un po' di gioco, un po' di movimento dentro casa. Ma in questo periodo non ha senso portare a spasso in carrozzina un bambino di tre mesi perchè è un rischio inutile».

Per chi non ha un terrazzo o uno spazio condominiale da poter sfruttare e dunque fa uscire il bambino in strada esponendolo a un ambiente completamente esterno ci sono dei rischi? 
«Se uno esce con il bambino e gli fa incontrare il nonno o l'amichetto e gli si avvicina questo rischia di annullare tutto il sacrificio: il bambino è stato dentro casa 23 ore e mezzo e poi esce ed ha dei contatti. Significa vanificare ogni sforzo. Quello che va fatto con i bambini, soprattutto con quelli in età scolare, e far loro capire che lo stare a casa equivale a farli stare bene. Questo va rimarcato. Se l'eccezione dell'uscire - che non vuol dire stare fuori un'ora e non è scritto da nessuna parte - può avere rilevanza in certe situazioni perché no. Ma non va proposto e cercato. Bisogna ricordare il rispetto del distanziamento, che è poi la misura che sta permettendo alla situazione di non degenerare, evitando che tutta l'Italia diventi la Lombardia».

Converrà che qualche adulto potrebbe approfittarsi del chiarimento diramato con la circolare dell'Interno.
«E' un'apparente furbizia che danneggia loro stessi e i loro familiari. Con il coronavirus non è possibile né distrarsi né giocare, questo sia chiaro».

Le percentuali della malattia su una popolazione pediatrica sono basse rispetto ai contagi su soggetti adulti. Eppure non mancano i casi, come alcuni episodi – perfino drammatici decessi – avvenuti all'estero.
«L'Italia è in una condizione fortunata grazie alle misure che sono state prese, grazie al fatto che i parco-giochi sono chiusi, grazie al fatto che non si esce. Se questo finisce, più si estende il contagio più i bambini sono coinvolti e nei grandi numeri può anche accadere che qualcuno purtroppo muoia. Quando sarà possibile allentare un po' la morsa sarà fatto, ma al momento è altamente imprudente».

La sintomatologia del Covid-19 su un soggetto in età pediatrica è diversa da quella di un adulto?
«No, purtroppo non c'è alcuna differenziazione. I sintomi sono gli stessi. Quello che sta accadendo in Italia è che nei bambini i sintomi sono più lievi ma credo per le misure che sono state adottate. Perché come stiamo purtroppo vedendo in alcuni Paesi esteri, soprattutto nei pre-adolescenti possono esserci delle forme gravi. A maggior ragione bisogna essere estremamente prudenti».

Perché in sostanza il rischio è analogo.
«Non a caso si parla di "modello Italia" in tutto il mondo perché nessuno è perfetto ma quello che viene fatto da noi è sicuramente un riferimento importate a livello globale. E quindi che venga diramata una circolare esplicativa per evitare delle interpretazioni eccessive in senso restrittivo, non significa che si può uscire. Non è scritto da nessuna parte».
 

Ultimo aggiornamento: 2 Aprile, 00:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA