CORONAVIRUS

Coronavirus Roma, «Rischio contagi negli impianti»: i netturbini pensano allo sciopero

Giovedì 26 Marzo 2020 di Francesco Pacifico

Prima il singolare boom di malattie e permessi in Ama. Con la defezione di 4 addetti su 10. Ora la minaccia da parte dei confederali di sciopero della raccolta dei rifiuti, da tenere nei giorni del lock-down e nonostante l’emergenza da contagio del Covid-19. L’avvertimento di lasciare i cassonetti pieni e di non ritirare l’immondizia è presente in una lettera inviata ieri al Prefetto, nella quale i sindacati confederali contestano alla municipalizzata di via Calderon de La Barca di non aver ancora predisposto un piano credibile per mettere in sicurezza i propri lavoratori - tre sono stati già contagiati - dal rischio coronavirus. L’azienda respinge le accuse e ricorda di aver messo in campo le prime misure lo scorso 31 gennaio, fatto sta che nella serata di martedì è saltato il tavolo tra le parti proprio per discutere di come affrontare quest’emergenza. 

Ieri le categorie della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil hanno scritto al Prefetto Gerarda Pantalone, per chiedere di intervenire e riportare Ama a più miti consigli, altrimenti si dovrà «ricorrere alle modalità di sciopero previste dall’articolo 2 comma 7 della Legge 146/90», quello effettuato per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori e come tale difficilmente da differire per l’autorità di garanzia degli scioperi. I sindacati stanno valutando anche di presentare un esposto in Procura. Intanto va detto che l’ipotesi di un’agitazione è molto complessa, perché i dpcm ministeriali emanati per contrastare l’emergenza coronavirus hanno limitato ancora di più il perimetro dello sciopero nei servizi di pubblica utilità. Ma dalle sigle confederali spiegano che la paura è così forte tra i 7.600 lavoratori di Ama, che moltissimi potrebbero mettersi in malattia o usufruire dei permessi concessi per motivi familiari, compresi quelli legati alla 104, più di quanto abbiano già fatto. In questi giorni il tasso d’assenteismo oscilla tra il 37 e il 41 per conto, con Ama che ha armi spuntate - visite fiscali in testa - per contrastare il fenomeno e che soltanto per la scarsa produzione di rifiuti in città riesce a gestire, anche se con non pochi difficoltà, la raccolta dei rifiuti.
 
Ieri in via Calderon de La Barca c’è stata un’accelerazione delle sanificazioni di uffici e mezzi oltre che nelle forniture di igienizzanti agli operai. Già attivate quasi 700 postazioni per lo smart working, mentre è garantita la fornitura di mascherine. Ma non basta ai sindacati: nella lettera inviata in Prefettura Cgil, Cisl e Uil vogliono una programmazione degli interventi di igienizzazione, chiedono che queste attività siano estese «a tutti i settori aziendali e a tutto il parco mezzi (cimiteri, officine, impianti etc...)», di rivalutare la chiusura delle docce. E soprattutto, «di ottenere, per tutte le unità produttive, i tabulati del frazionamento degli accessi e dello sfalzamento dei turni». Spiega Alessandro Russo, coordinatore della FpCgil in Ama: «La cosa più grave è che mentre si vieta l’accesso alle docce senza una valutazione medico-scientifica unica e l’azienda prevede il frazionamento degli accessi nelle sedi, facciamo entrare a scaglione il personale, che poi viene messo in fila come se nulla fosse per attendere il servizio che gli sarà assegnato». 

Intanto ieri notte in Regione Lazio è stato firmato l’accordo con i sindacati per sbloccare le prime risorse destinate alla cassa integrazione in deroga (in totale 145 milioni di euro) per i lavoratori delle aziende che hanno dovuto sospendere l’attività per le misure anticontagio. L’intesa estende la cig anche a lavoratori a tempo determinato e intermittenti, operai agricoli precari, addetti della pesca, del terzo settore, quelli degli studi professionali, somministrati e dipendenti delle micro aziende artigiane.

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