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Concerto 1° maggio, sì alla mascherina. D'Amato: «In piazza con bocca e naso coperti»

Appello dell’assessore alla Sanità: "300mila persone sono tante, meglio essere prudenti"

D'Amato: «Al Concertone in piazza con bocca e naso coperti»
di Camilla Mozzetti
5 Minuti di Lettura
Sabato 30 Aprile 2022, 22:34 - Ultimo aggiornamento: 1 Maggio, 16:32

«Quello che serve, più delle regole, è la responsabilità dei cittadini». Oggi è una «giornata importante perché si entra in un periodo di convivenza con il virus», dice l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato che sottolinea come non esista l’automatismo “decadenza restrizioni”-“fine della pandemia”. Con il Covid-19 si continuerà a fare i conti «nei prossimi mesi e anni», ci «sarà il vaccino aggiornato alle varianti e in autunno una nuova campagna di immunizzazione di massa» mentre negli ospedali i reparti Covid diventeranno «stabili». Ma partiamo dal primo maggio.

Concerto Primo maggio: attese 300mila persone, Ambra e Bugo confermati conduttori

Assessore D’Amato cambio di passo sulle restrizioni: decade l’obbligo sulla mascherina dentro ai locali - dai negozi ai supermercati - salvo qualche eccezione, cinema, ospedali o Rsa, lei cosa consiglia?
«Avremo maggiori libertà ma dobbiamo mantenere alta la responsabilità. Il consiglio che diamo è di portare sempre con sé la mascherina e laddove non ci siano le condizioni per mantenere un distanziamento o in presenza di soggetti fragili o anziani di indossarla».
 

Per il tradizionale Concertone del primo maggio sono attesi a San Giovanni 300 mila partecipanti. Devono indossarla la mascherina?
«È una bella cifra, se la indossano è meglio, capisco che può dare fastidio sotto al sole ma stando insieme è preferibile. È una raccomandazione in più, arrivano da tutta Italia».


Il virus continua a circolare lei ad esempio se va al supermercato a fare la spesa continuerà ad indossare la mascherina?
«Se andassi al supermercato la metterei ma questo riguarda l’attenzione di ognuno di noi, così come se vado a trovare mia madre ultraottantenne a casa la indosso, se vedo che ci sono delle situazioni di promiscuità idem. Non c’è un vincolo imperativo ma deve esserci l’attenzione. Verso gli anziani è importante poi ribadire la quarta dose».

A che punto siamo? Qualche giorno fa, a fronte di una platea di oltre 400 mila anziani nel Lazio avevano prenotato l’ulteriore richiamo solo il 10%.
«Abbiamo superato nelle prenotazioni il 15% della platea ma è ancora una soglia insufficiente tant’è che nelle prossime ore partiranno oltre 230 mila sms che ricordano l’importanza di fare la quarta dose».

L’obiettivo per rendere efficace questa nuova somministrazione è vaccinare gli over 80 entro quando?
«Entro l’estate, direi entro giugno in maniera tale da avere un’ulteriore copertura anche per i soggetti fragili. Ognuno di noi reagisce in modo diverso al vaccino questo deve essere chiaro».

E comunque l’immunità, che sia data dal vaccino o dalla malattia, dura dai 4 ai 6 mesi.
«Esattamente, questo è. Peraltro una cosa importante che abbiamo è l’arma di cura ovvero i monoclonali o gli antivirali che possono essere prescritti dal medico di famiglia».

Il “Paxlovid” si può prendere direttamente in farmacia. È arrivato?
«Sta arrivando, la Pfizer ha avuto alcuni ritardi per il bugiardino in italiano e il packaging ma alcune farmacie già lo hanno ricevuto, le altre lo riceveranno nei prossimi giorni, finora sono state prescritte queste terapie da cinque medici ad altrettanti pazienti, teniamo conto che non è un farmaco di “massa” ma è destinato ad alcuni soggetti e contiamo che mediamente ogni settimana se ne potranno servire circa 300-400 persone».

Ad ottobre dovremmo vaccinarci tutti di nuovo?
«Assolutamente sì, ci sarà un richiamo generalizzato come avviene per l’antinfluenzale con il vaccino aggiornato alle varianti».

Riaprono gli hub allora?
«Certo, la rete ripartirà. Noi abbiamo messo su un sistema con oltre 800 farmacie, 120 hub, 4mila medici. È una rete forte».

Capitolo epatite infantile: qual è la situazione nel Lazio e che certezze abbiamo?
«La situazione è sotto controllo, abbiamo una rete di sorveglianza di Malattie infettive molto capillare per cui si riescono a individuare precocemente questi casi. Finora abbiamo avuto due episodi autoctoni e uno importato dalla Toscana, stanno tutti bene e non sono stati necessari dei trapianti. È un’epatite che non rientra in quelle a noi note, ovvero quelle dalla “A” alla “D” per cui è un’epatite a eziologia sconosciuta ed ora ci sono indagini in corso allo Spallanzani e Bambino Gesù».

Nessuno dei bambini che ha manifestato quest’epatite era stato vaccinato contro il Covid-19 ma si può già escludere che ci possa essere, invece, un nesso tra questo problema e gli effetti del long-Covid per chi ha contratto il virus?
«Dobbiamo aspettare cosa ci dice la scienza, c’è un lavoro in corso anche a livello Europeo, ad oggi non è possibile fare associazioni».

Torniamo da dove siamo partiti: diceva che serve attenzione e responsabilità perché il numero dei casi resta alto, seppur tenda a diminuire, e abbiamo sempre tanti ricoverati. Negli ospedali i reparti Covid diventeranno una regola come c’è Oculistica o Cardiologia?
«Abbiamo dei numeri in miglioramento ma è chiaro che per ogni assembramento o situazione di promiscuità c’è una recrudescenza. Per gli ospedali sì, la rete diventerà stabile perché sarà necessario gestire i pazienti nei prossimi mesi se non anni».

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