ROMA

Il Comune di Roma aumenta i debiti: conto da 600 euro per ogni cittadino

Giovedì 30 Gennaio 2020 di Fabio Rossi
Cinquecentottantasei euro a testa, bambini compresi. L'indebitamento del Campidoglio nei confronti delle banche continua ad aumentare, a causa dei mutui accesi per gli investimenti, e il conto pro capite nel 2021 si avvicinerà a quota 600 euro. A rivelarlo è la relazione dell'organismo di revisione economico finanziaria (Oref) di Roma Capitale sull'indebitamento dell'ente. Mentre Virginia Raggi rivendica, tra i risultati della sua amministrazione, l'aver «ridotto i debiti ereditati dal passato e messo in sicurezza i conti», si scopre che l'impennata dei prestiti è prevista proprio per quest'anno. Quando, secondo i revisori dei conti, saranno chiesti finanziamenti per 399,8 milioni, a fronte di rimborsi di vecchi prestiti per appena 47,8 milioni. In realtà si tratta di un trend consolidato in continuo aumento. Con l'unica eccezione del 2018 - quando, a causa della paralisi amministrativa di Palazzo Senatorio, non sono stati accesi nuovi mutui - l'indebitamento del Campidoglio continua a crescere.

I RESIDUI
Tra mutui e altri debiti, quindi, sul colle capitolino la massa passiva totale continua ad aumentare anno dopo anno. Non si tratta ovviamente del debito storico, antecedente al 2008, ossia di quei 12 miliardi e passa affidati dal Governo, allora guidato da Silvio Berlusconi, alla gestione commissariale, una sorta di bad company capitolina. I residui passivi di Palazzo Senatorio, recentemente sono invece debito tutto nuovo, accumulato dal 2009 in poi. E oggi questa voce ha superato i tre miliardi e mezzo, con una tendenza in costante crescita attraverso le ultime tre amministrazioni che si sono succedute sul colle capitolino: centrodestra, centrosinistra e M5S. La parte più consistente di questa massa debitoria (oltre 2,7 miliardi) compare al capitolo delle spese correnti: qui si tratta di reale passivo, con una serie di voci di spesa che devono essere ancora onorate. Ma ci sono anche debiti nei confronti delle municipalizzate, Atac e Ama in prima fila, che però rientrano in complicate partite di giro tra il Campidoglio e le sue aziende che aprono anche contenziosi, come nell'ormai famoso caso del bilancio 2017 dell'azienda di via Calderon de la Barca. Ma a pesare sul totale dei residui passivi del Campidoglio sono soprattutto i debiti più vecchi, accumulati tra il 2009 e il 2015, che l'amministrazione riesce a onorare lentamente e con grosse difficoltà: «Il tasso di smaltimento dei residui passivi 2015 e retro - si legge nel documento unico di programmazione (Dup) dello scorso anno - è pari complessivamente al 30,14 per cento, di cui il 31,2 per cento concerne la parte corrente e il 24,2 la parte capitale».



I CREDITI
Di fronte a debiti che aumentano anno dopo anno, l'amministrazione comunale sconta l'annosa incapacità di riscuotere i crediti. La massa dei residui attivi che il Campidoglio vanta nei confronti di chi ha pagamenti arretrati per le voci più diverse - dalle tasse locali alle multe stradali - è di quasi otto miliardi di euro, accumulati nel corso degli anni. Roma Capitale riscuote appena il 25,4 per cento del dovuto, secondo i rilievi dell'Oref. Stringendo l'obiettivo solo sulle contravvenzioni stradali, per esempio, due anni fa su 423.266.921 euro di sanzioni accertate, sono stati incassati appena 97.481.292, con una percentuale del 23,03. Per quanto riguarda la tariffa rifiuti, invece, lo scorso anno Aequa Roma ha sfornato avvisi per intimare il pagamento di 170.666.674 euro, ma la quota riscossa è stata appena del 7 per cento, vale a dire 8.994.625 euro. Oltre 2,7 miliardi di crediti derivano dalle entrate tributarie: quindi soprattutto Imu e Ici.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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