Roma, milioni sottratti al fisco sugli incassi del Colosseo: due società nel mirino

Giovedì 11 Aprile 2019 di Claudia Guasco e Laura Larcan

La grande bellezza di Roma è anche un ottimo affare. Sul quale, secondo i magistrati milanesi, c'è chi avrebbe indebitamente lucrato, non pagando l'iva ed evitando accuratamente le gare di appalto. È una presunta frode milionaria, legata alla vendita dei biglietti e ai servizi come audioguide, cataloghi e visite guidate del Colosseo e degli altri siti museali collegati, tra cui il Foro Romano e il Palatino, quella su cui sta indagando la procura, che ha aperto un fascicolo a seguito di un accertamento dell'Agenzia delle entrate.

Audioguide per Colosseo e musei romani: inchiesta su Mondadori, Electa e Coop per frode fiscale
 

UN INDAGATO IN CONSIP
A spartirsi il ricco business dell'area archeologica tra le più visitate al mondo, con 7,7 milioni di turisti nel 2018, è l'Ati (raggruppamento temporaneo di impresa) costituita da Mondadori Electa, società del gruppo Mondadori, e CoopCulture, che da ventidue anni gestisce tour, gadget, prevendita online. Gli utili su questi «servizi aggiuntivi», offerti al Colosseo e in altri poli come il Museo Nazionale e le Terme di Caracalla, sarebbero stati camuffati così da realizzare la presunta frode fiscale proseguita per anni. E messa in atto, secondo l'inchiesta coordinata da pm Stefano Civardi, attraverso un complesso meccanismo di condivisione di utili e perdite tra le due società del raggruppamento, per effetto del quale non avrebbero pagato l'iva sulle prestazioni erogate, in particolare quelle della società cooperativa per la casa editrice. Una situazione complicata dall'interpretazione dei contratti, perché alcuni escludono l'iva, altri no. Tutta la documentazione è stata sequestrata ieri dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf milanese, che si è presentata anche alla Consip, la centrale di committenza della pubblica amministrazione. Gli indagati sono tre: l'ad di Mondadori Libri, Education ed Electa, Antonio Porro, un rappresentante di CoopCulture - che in una nota si dichiara «estranea ai fatti» - e un funzionario di Consip, nell'ambito della contestata turbativa d'asta. Nel mirino del pm infatti c'è anche il bando assegnato da Consip per l'affidamento della biglietteria e dei servizi aggiuntivi, gestiti da oltre vent'anni senza alcuna gara. Gli addetti la definiscono una «concessione ingessata», perché è scaduta da tempo e non può essere variata in alcun modo: venne affidata ad Electa Mondadori con CoopCulture nel 1997, che all'epoca si chiamavano Elemond e Pierreci. La mandataria è Electa, che si occupa di bookshop, cataloghi, mostre e pannelli didattici, mentre CoopCulture gestisce ticket, audioguide, laboratori.

IL MONOPOLIO
Stando alla convenzione di ventidue anni fa, l'incasso avrebbe dovuto essere così ripartito: il 30,2% del fatturato alla Soprintendenza, il resto ai concessionari. L'ex presidente della commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti, ha spulciato i conti dei Beni culturali e ha scoperto che allo Stato, dal 2001 al 2016, è andato solo l'11,2% e sui 74 milioni di euro lordi maturati dalla gestione dei servizi aggiuntivi, «la Soprintendenza ha incassato 8,9 milioni, anziché 22,4 milioni di euro». Cifre poi rettificate dal direttore generale di Electa Rosanna Cappelli. La concessione è stata rinnovata nel 2005 e confermata nel 2011 con proroga a oltranza, in pratica un monopolio. Fino a dicembre 2017, quando il Consiglio di Stato blocca l'assegnazione da parte di Consip per i servizi di biglietteria e audioguide del Colosseo. Un nuovo bando è imminente, ma l'inchiesta potrebbe cambiare tutto.
 

Ultimo aggiornamento: 08:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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