Colf abusata dall’avvocato. ​«La minacciava di farle togliere il permesso di soggiorno, lei piangeva ogni giorno»

Il legale è a giudizio per violenza sessuale e lesioni. Una teste: «Lei ha perso i capelli»

Colf abusata dall avvocato. «La minacciava di farle togliere il permesso di soggiorno, lei piangeva ogni giorno»
di Erika Chilelli
4 Minuti di Lettura
Martedì 4 Ottobre 2022, 22:54

«Lui le diceva che le avrebbe fatto togliere il permesso di soggiorno e che l’avrebbe accusata di furto, lei piangeva in continuazione, ha cominciato a perdere i capelli e poi sono arrivati i disturbi del sonno». A parlare è la coordinatrice del centro antiviolenza a cui si è rivolta una colf filippina abusata dal suo datore di lavoro: Antonio C., un noto avvocato 72enne del foro di Roma.

Roma, studente rapinato e stuprato a San Lorenzo. L’incubo di un 22enne: «In tre, brutali e spietati»

L’uomo è accusato di violenza sessuale e lesioni personali aggravate per aver sottoposto la domestica, dal 2017 al 2019, a molestie e abusi ripetuti. Tutto ha avuto inizio nel 2017, quando la donna, in cerca di un impiego che le permettesse di aiutare la famiglia, si è presentata ad un colloquio di lavoro nella residenza dell’avvocato. Come raccontato dalla vittima in una precedente udienza, in quell’occasione aveva già notato le attenzioni dell’uomo, ma il bisogno di stabilità economica l’ha spinta ad accettare la proposta di lavoro: 900 euro al mese. Così, ha avuto inizio l’incubo. 


PALPEGGIAMENTI

Dal giorno in cui ha preso servizio, l’uomo, cercando ogni pretesto, si avvicinava: per toccarle il seno, dicendole che si era sporcata la camicetta, o appoggiandosi a lei per palpeggiarla mentre stava cucinando. Episodi che, con il passare del tempo, sono diventati sempre più frequenti ed espliciti. «Ci ha raccontato che lui la chiamava in camera con la scusa di farsi portare delle cose – ha riferito la coordinatrice del centro antiviolenza al giudice - al suo arrivo si faceva trovare in accappatoio o nudo perché l’asciugamano era “scivolato” e le chiedeva dei massaggi». La donna, che si vergognava della situazione, è rimasta in silenzio. «Era spaventata e non ce la faceva più, ma aveva paura di non trovare un altro lavoro perché lui la minacciava», ha aggiunto la teste. Il 72enne, per costringerla al silenzio, faceva leva sulle sue paure più profonde, legate al permesso di soggiorno, dicendole che aveva il potere di farlo revocare. Gli attacchi dell’uomo, però, erano rivolti anche alla sua credibilità lavorativa: «Quando è venuta da noi - ha ribadito la coordinatrice del centro - ha riferito che l’uomo la costringeva a subire gli abusi minacciando di accusarla di furto: Dirò ai miei amici facoltosi che sei una ladra, così non lavori più». La colf, era convinta che prima o poi sarebbe stata stuprata, a tal punto da venir meno al patto con la sua fede religiosa per cui doveva arrivare vergine al matrimonio: «Non aveva mai dato neanche il primo bacio, ma ha scelto di stare con un ragazzo conosciuto online, era convinta che sarebbe accaduto e che non sarebbe stata in grado di difendersi». L’uomo, infatti, sarebbe riuscito a toccarla e abusare di lei nel corso degli anni: «Ti devo insegnare - le avrebbe detto - un giorno avrai un marito». È nel 2019, però, che la donna decide di denunciare tutto alla polizia, in seguito ad un presunto stupro: lui l’avrebbe spinta sul letto e colpita alla schiena con un pugno, poi, le avrebbe bloccato le gambe e l’avrebbe violentata. 


LA DIFESA
Si è mostrato fin da subito collaborativo, l’avvocato romano, rendendo persino dichiarazioni spontanee al pubblico ministero. È sereno nonostante la testimonianza resa in aula dalla ex dipendente. Un racconto, quello della vittima, che secondo il legale che difende l’imputato è stato contraddittorio. La donna, inoltre, nel periodo in cui sarebbero avvenuti gli abusi ha rifiutato una proposta di lavoro fuori Roma. Un elemento che, per la difesa, indebolisce la tesi della necessità economica in nome della quale non avrebbe deciso di denunciare prima l’accaduto. Ora, l’imputato dovrà tornare in aula ma, questa volta, per difendersi seduto al banco degli imputati.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA