Ciro Cirillo morto per un malore, era maestro di tennis al Foro Italico: aveva 66 anni

Ciro Cirillo morto per un malore, era maestro di tennis al Foro Italico: aveva 66 anni
di Vincenzo Martucci
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Martedì 19 Ottobre 2021, 08:49

E poi, in questi tempi di delusioni e meschinità, sgorgano le lacrime vere, spontanee e inattese di chi ricorda “Ciro”, un amico di tennis, un uomo candido e sincero, che ha coccolato durante il Covid tante persone sui campi del Foro Italico di Roma circondati di marmi, pini e storia. Ciro Cirillo, al secolo Raffaelle Cirillo, detto anche Lello, era un omino piccolo e frenetico, l’anima dell’atmosfera magica che si respira fra marmi, pini e storia quando le palline non fischiano come nel mitico torneo ma imparano ad essere domate ed accarezzate da mani molto più giovani o molto più vecchie. Se n’è andato a 66 anni, per un malore su un fisico già provato da un blocco intestinale e due stent per sorreggergli un cuore da sempre troppo tumultuoso.

Ciro Cirillo, in campo dall'alba a sera

 

Quell’uomo buono e generoso si arrabbiava infatti, sempre, per un nonnulla e, come percosso da una scarica elettrica, perdeva la testa. Tonino Zugarelli, uno dei magnifici quattro della trionfale coppa Davis azzurra del ‘76, lo conosceva benissimo, come pure Adriano Panatta: «Non dico che non fossero giuste le sue arrabbiature, ma erano troppo violente, non ne lasciava passare una, glielo raccomandavo sempre, invano, Ciro era così. E forse tutti quegli scatti si sono sommati adesso. Se n’è andato un amico vero: per lui il tennis era tutto, lo amava, stava al circolo dalle 7 della mattina dl lunedì alle 8 di sera della domenica, ha lasciato un vuoto enorme». Sul campo, Ciro era autolesionista, come raccontava lui stesso: «Sono stato un po’ come Fabio Fognini, non riuscivo a controllarmi».

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«ERA GENEROSISSIMO» Mancino, dal tennis classico, è stato fra i primi 20 d’Italia, prima di diventare allenatore nei vari centri tecnici federali. «Nei tornei in Italia giocavamo sempre in doppio assieme, mentre all’estero giocavo con Barazzutti. Ricordo una volta a Bressanone eravamo in semifinale per andare al Masters Satellite, lo vidi teso, gli raccomandai una, due, volte: “Sta calmo, che vinciamo”. Niente, sbagliò due palle, non si riprese più, perdemmo, ruppe la sua Maxima e scappò via. Preoccupato dalla possibile reazione, corsi a cercarlo, vicino c’è il fiume Isarco, lo trovai seduto sul ponte mentre gettava tutte le racchette. Era pittoresco, un artista di un tennis», ricorda sempre “Zuga”. Per Fabrizio Fanucci, ex giocatore e poi coach di Filippo Volandri e di tanti altri, Ciro, di un anno più anziano, era un fratello. «Dai 12 anni siamo stati sempre assieme in tutti i tornei, aveva fatto ginnastica ed aveva due gambe paurose, è stato il protagonista di un tennis “parlato” che non c’è più. Avrei mille aneddoti sulle sue reazioni come quella volta che in Germania bruciò le racchette dopo aver perso una partita che non avrebbe dovuto perdere, ma anche sulla generosità: era un pezzo di pane, uno che si faceva voler bene da tutti.

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È stato anche un buon allenatore e direttore tecnico, insieme a Massimo Di Domenico e al consigliere federale Costantino, organizzò i Futures femminili che hanno aiutato a venir fuori Vinci, Pennetta e Schiavone». E ancora. Vittorio Magnelli, ex giocatore e tecnico federale anche lui, ha diviso tanti momenti con Cirillo: «Era buonissimo, generosissimo, era l’anima del Parco del Foro Italico, dove si è fatto voler bene anche da tanti amici importanti, come l’ex ministro Giuliano Amato e Gianni Rivera. Quando giocava, lottava, parlava con se stesso, mi ricordo una volta che continuò come se nulla fosse dopo aver picchiato con rabbia la mano sulla recinzione, sanguinava, ma non si fermava». Per anni Cirillo è stato il primo sorriso che ti accoglieva al Foro Italico, salutava sempre, commentava qualche partita e ripartiva nel suo moto perpetuo di guardiano del Foro. Una volta invitò i miei figli a palleggiare un’oretta sul Centrale. «Ciro, non è che passi un guaio? Lascia perdere!». Sorrise beato: «Così preparano il campo per il torneo». Ciao, Ciro. 

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