Roma, boom di cinghiali in città: arriva il pool di cacciatori

Mercoledì 30 Gennaio 2019 di Lorenzo De Cicco

Parte la caccia al cinghiale. Non siamo nel cuore della Marsica, ma nelle strade di Roma, sempre più terreno di scorribande per gli animali grufolanti, ingolositi, probabilmente, dai mucchi di pattume che si ammassano accanto ai cassonetti. Gli ultimi sono stati avvistati, era metà gennaio, in via del Fontanile Nuovo, borgata Ottavia, la zona dove abita la sindaca Virginia Raggi. Ma la lista è lunga, a settembre una donna è rimasta bloccata in auto dai cinghiali vicino al parco dell'Insugherata, pochi giorni prima un sessantenne era stato aggredito da un suino piuttosto su di giri mentre portava a spasso il cane in una delle vie più frequentate di Spinaceto, finendo al pronto soccorso del Sant'Eugenio. Diagnosi: spalla lussata, diverse escoriazioni, dieci giorni di prognosi.

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IL PROTOCOLLO
Proprio per mettere riparo a questi pericoli, Raggi è pronta a stringere un patto anti-cinghiali col governatore del Lazio, il dem Nicola Zingaretti. Si passerà da un protocollo d'intesa firmato da Regione, Comune e Città metropolitana, che schiererà le guardie venatorie dell'ex Provincia. Potranno occuparsi del «controllo» delle bestie anche nelle aree urbane di Roma, se necessario.
Le pattuglie potranno insomma abbattere i cinghiali nel caso in cui se ne contino troppi in una determinata zona o se qualche esemplare si dimostrerà particolarmente bizzoso. Gli uffici della Regione forniranno ai cacciatori provinciali le munizioni, per così dire. Due tipi di anestetici: uno, più blando, che serve solo a stordire gli animali, a renderli insomma inoffensivi, ma senza ucciderli. L'altro è più forte e avrà il compito di addormentare le bestie, prima di procedere con l'abbattimento.
Lo schema di protocollo è già stato votato dalla giunta regionale - la delibera è la numero 9 del 15 gennaio - manca solo la firma di Zingaretti. A quel punto la pratica verrà spedita in Campidoglio, per la ratifica finale.

«CAMBIO DI APPROCCIO»
Già a settembre la Pisana aveva approvato un emendamento al bilancio che introduceva il cosiddetto «selecontrollo», vale a dire «la selezione, il controllo, la cattura e l'abbattimento dei capi di fauna selvatica in sovrannumero», sia in città che nelle aziende agricole. Una proposta di Eugenio Patanè, membro (Pd) della Commissione Agricoltura. «Con l'emendamento - spiegava - abbiamo cambiato l'approccio, perché la caccia al cinghiale non è più considerata solo in senso venatorio, ma come una modalità di prevenzione del danno».
 

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