ROMA

Roma, Christian, ucciso a 13 anni da un vaso. La mamma: «Ogni notte strappano i suoi fiori»

Lunedì 14 Ottobre 2019 di Raffaella Troili

C'è una mamma che adorna un palo anonimo ogni giorno e qualcuno che ogni notte scende e strappa tutto: foto, fiori, biglietti e nastri. Quando fa buio, con rabbia, eppure quel posto è il simbolo del momento in cui quella donna ha perso suo figlio. Quel che resta per ricordarlo, perché non si può dimenticare una morte tanto assurda. Perché Christian non tornerà, anche se quei suoi messaggi sospesi tra cielo e terra la mamma ha saputo subito coglierli, e l'han salvata. Da allora, era il 10 settembre 2012, Elisabetta ogni giorno lega intorno a un palo una gerbera, un nastro, una rosa, il santino di una Madonnina, una foto, un cuore, un lustrino laddove è morto suo figlio 13enne, Christian Giacomini in via Appia Nuova, davanti al civico 197, colpito da un vaso caduto da un balcone al sesto piano. E sempre da allora ogni notte qualcuno strappa quel piccolo altarino che sia lei che amici e sconosciuti addobbano. Uno dei tanti, in città, che ricordano un lutto.
Quella morte assurda è una cicatrice indelebile nel quartiere. A volte sono gli altri ad avvisarla, arrabbiati. A Elisabetta interessa poco. «Strappano tutto? Ogni volta lo faccio più bello». Ma si chiede il perché di tanta cattiveria. «Ho perso un figlio lì. La mia famiglia ha scritto alla sindaca Raggi per chiedere di autorizzarne il ricordo in quel punto. Forse così finirà questa storia».

Roma, il ricordo di Christian, ucciso da un vaso e l'impotenza di una madre
 

 
 

LA CACCIA
Intanto anche negozianti e residenti non si danno pace. C'è chi ha visto una signora strappare tutto con livore: «Stavo per metterle le mani addosso», dice una commerciante. Ma non è facile. Ultimamente dicono sia un uomo ad accanirsi su quel palo. C'è chi l'ha filmato, dal balcone, chi studia soluzioni, addirittura le telecamere. «Il problema è che esce tardi, forse quando va a buttare l'immondizia, comunque quando la gente è a casa e non pensa a mettersi di vedetta», commentano sul marciapiede. Un portiere, Saverio racconta: «Tutto quel che viene messo sul palo dura mezza giornata, quello lì esce di notte, strappa tutto pure la foto della Madonnina e questo ha infastidito in tanti. Stiamo facendo la caccia per capire chi è. Christian? E chi se lo scorda: gli tenevo la testa quel maledetto giorno. Come si fa a non capire che per la mamma quel palo è una cosa viva, il figlio sta lì?». Lì si sono detti addio, «e che fastidio danno quei fiori? Non mi capacito di quanto si possa essere cattivi». Come lui la pensano in tanti. «Anche io sono mamma, se lo prendo gli faccio una faccia così», ecco un'altra residente.

«TROPPA CATTIVERIA»
Ogni volta che mamma Elisabetta arriva a decorare il palo le sono a fianco, pregano con lei. Ma poi quando cala la notte, ci risiamo. «Come scrisse Christian alle medie in un tema, i sentimenti negativi portano solo infelicità - riprende Elisabetta, che non perde calma e sorriso - Alla fine tutti dobbiamo lasciare il mondo. Chi strappa le foto e butta i fiori di mio figlio si metta una mano sulla coscienza: se fosse stato al mio posto, non avrebbe fatto lo stesso? Non vado al cimitero, vado lì dove ho visto scorrere il sangue di Christian e finché vivrò continuerò a ricordarlo, lì, in quel punto». Ogni giorno c'è chi va a vedere se il palo è stato spogliato. Non mamma Elisabetta. Lei stringe un tema del figlio, uno di quelli da 8, diceva la vita è un dono di Dio, ogni giorno dovremmo ringraziarlo per questo. A volte mi chiamano amici e parenti per avvisarmi che hanno strappato tutto». E lei torna a comprare le rose più belle, i nastri e cuoricini.
 

Ultimo aggiornamento: 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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