Roma, i residenti di Centocelle: «Trasformiamo bische in bistro, ma è una rinascita che dà fastidio»

Venerdì 15 Novembre 2019 di Lorenzo De Cicco

Sotto alle luci di periferia che cantava Baglioni, uno che da queste parti ci è cresciuto, sembra una serata normale, come da un paio d’anni a questa parte. Otto di sera, solito via vai tra sushi bar e distillerie stile industrial, i localini che sbucano tra macellerie halal e parrucchieri con le scritte in arabo, nelle vie strette come budelli dalle piccole case basse a uno-due piani, costruite per gli operai e i tranvieri negli anni Quaranta. Ma dentro, davanti a un bicchiere di bianco alla Stazione Camelie, il bistrot ultramoderno tirato su dove Pasolini girò Accattone, oppure tra le tartare di scottona scodellate ai tavoli di “Fassangue”, scritto tutto attaccato, si parla (quasi) solo di questo: degli agguati, del fuoco che divora le vetrine e sembra voler ricacciare indietro la primavera di Centocelle.

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La movida che ha cambiato faccia a questa borgata di Roma Sud una vetrina alla volta. È il «nuovo Pigneto» o il «nuovo San Lorenzo», dice chi viene da queste parti. «E si trova pure parcheggio», che non è fattore da poco quando tocca decidere dove fare serata. «A qualcuno tutto questo dà fastidio, evidentemente. Vogliono che Centocelle torni com’era prima, le serrande abbassate dopo le 7, solo certi personaggi in giro...», dice per esempio Giulia, 25 anni, mentre smista i sushi di carne al 76/A di via delle Palme, luci soffuse, locandine di vecchi film alle pareti. «Qui difronte c’era solo una bisca. E un tabacchi, più in là», racconta il proprietario, Cyro Rossi, che lavora anche nel mondo del cinema. Tra i primissimi locali di tendenza ad aprire, proprio il Baraka - «sarà stato il 2014 o il 2015» - l’ultimo bistrot distrutto da mani ancora sconosciute, in via dei Ciclamini, il 9 novembre. Subito dopo la “Pecora elettrica”, in via delle Palme. Solo su questa strada si contano almeno 8 bar e ristoranti, tra una palestra di gym-combat e una scuola di danza cubana. Poi c’è la bisteccheria di via dei Frassini, le birrerie naturalmente artigianali in via delle Rose, la latteria chic di piazza dei Mirti, il “thai” di piazza delle Camelie, le gelaterie di via dei Castani. C’è, soprattutto, una generazione di ragazzi o ex ragazzi, che sempre più spesso decide di investire in questo angolo di Roma perché ha capito che è qui, ora, che gira forte la giostra della Roma by night. Una giostra che a Centocelle aggancia sempre più cavalli. E ci salgono in tanti.

«NON È TORBELLA» «Abito qui da ‘92 e non dico che prima era come Tor Bella Monaca, ma insomma...», racconta Marco Zampilli, 36 anni, gestore del “Ru. de”, nome che gioca un po’ con l’inglese, effetto coatto-glam, dietro al bancone esperti di cocktail - “bartender” - recensiti sui siti specializzati. «Il 20 dicembre festeggiamo un anno. E non viene solo la gente del posto, vengono tutti». Come chi dalle sei del pomeriggio si mette in coda davanti all’Ombralonga, shottini di superalcolici a 2 euro e 50, tanti universitari di Tor Vergata. «Si sono dovuti spostare - ci racconta una ragazza sulle seggiole esterne della nuova location - perché il posto di prima era diventato piccolo». Troppa gente. “PIZZO” E PUSHER Certo, c’è il racket, dice qualcuno sottovoce. C’è lo spaccio, nel parco davanti al Forte Prenestino. Anche se da qualche giorno, con la volante fissa davanti all’entrata, non si vedono strani movimenti. «Ma di solito c’è il coprifuoco», confida chi abita nei paraggi. Ma solo lì o quasi. Tutto intorno c’è tanto altro che si sparge e cresce, tanto divertimento a buon mercato ma, per chi vuole e può, anche con la patina trendy. E ci sono tante giovani coppie che si trasferiscono dalle palazzine residenziali dove abitavano coi genitori - la chiamano gentrification - e si mescolano agli arabi e ai cinesi che cambiano le insegne ai negozi. La nuova vita di Centocelle, un’ex periferia che cambia alla svelta e che non sembra rassegnarsi a fermare la giostra delle serate allegre. Ma un po’ di paura, guardandosi intorno, c’è.

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