Castelli, l'estinzione del vino novello: i ristoranti non lo chiedono più

Sabato 21 Novembre 2020 di Luigi Jovino
Luigi Caporicci, presidente dell'azienda
vitivinicola

È finita la moda del vino novello, che tradizionalmente a novembre apriva la stagione delle vendite nelle aziende vitivinicole. In quindici anni la produzione di bottiglie nei Castelli Romani e nel Lazio è precipitata del 90 per cento. Il novello, che in genere si commercializzava dai primi giorni di questo mese, è un prodotto frizzante, giovane, denso di aromi e realizzato con la tecnica di macerazione carbonica e senza invecchiamento. Il prodotto si consumava al massimo fino a Natale ed era l’ideale con le castagne, la carne e con i menù autunnali. Anni fa c’era stato un vero boom del vino novello, ispirato da mode di importazione straniera. Tanti produttori si erano illusi di aver trovato subito dopo la vendemmia una consistente fonte di ricavo.


Ma ora la crisi ha praticamente ucciso il settore. La Regione per trainare questo tipo di vino, gradito soprattutto ai giovani, aveva fondato l’Istituto del vino novello, che adesso per la diminuzione della produzione non ha più ragione di esistere. «Ai Castelli – afferma Luigi Caporicci, presidente delle Cantine Gotto D’Oro di Marino – la produzione di vino novello a malapena arriva a 70 mila bottiglie. Nei tempi d’oro se ne producevano anche 800 mila. Per mantenere la tradizione abbiamo messo sul mercato un prodotto di buona qualità che vendiamo solo ai nostri clienti». Mauro Volpetti, titolare di una Cantina di Ariccia nel territorio dei Colli Albani, però, è convinto che «il vino novello è finito a causa di una errata pubblicità che considerava questo prodotto non strutturato e di valore secondario».


L’enologa Arianna Colaiocco della Cantina sociale di Cerveteri ricorda: «Anche quest’anno sono state prodotte, in quantità molto ridotte, ottime etichette di novello. La crisi dell’agricoltura è generale. Le aziende vitivinicole sono quasi tutte in sofferenza, al di là dei singoli prodotti. Servirebbero incentivi dalla Regione Lazio per sostenere un settore che soffre per vari motivi e non ultimo per la chiusura di molti ristoranti». Secondo Mauro Volpetti c’è anche da considerare che «il novello viene richiesto solo per due mesi dalla sua produzione. Tanti ristoratori non vogliono rischiare e comprano poche quantità di questo vino». In genere il novello viene venduto nelle enoteche. Un mercato c’è anche nella grande distribuzione organizzata, dove la parte del leone la fanno le etichette del nord Italia e quelle francesi. I ristoranti oramai non richiedono quasi più partite di novello, specialmente in questo periodo. Il costo di un novello di media qualità varia dai 3,5 euro ai 6 euro a bottiglia.

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