Roma, Sos Casino dell'Aurora: «Tesori d'arte a rischio crolli». Il dossier choc della Soprintendenza

Roma, Sos Casino dell'Aurora: «Tesori d'arte a rischio crolli». Il dossier choc della Soprintendenza
di Laura Larcan
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Lunedì 6 Dicembre 2021, 14:49 - Ultimo aggiornamento: 14:54

Impianti idrici fatiscenti, perdite d’acqua e umidità diffuse che mettono a rischio la tutela di affreschi e stucchi, parapetti secenteschi in marmo lasciati a terra, le superfici dei dipinti “offuscate” da polveri, macchie e depositi di sale. Uno stato di salute tutt’altro che roseo per il Casino dell’ Aurora Ludovisi, il gioiello secolare a due passi da Via Veneto, famoso per gli storici dell’arte perché vanta l’unico dipinto murale di Caravaggio al mondo (che com’è noto dipinse solo pale d’altare e opere da cavalletto), e salito all’onore delle cronache per la notizia da coup de théâtre della sua vendita all’asta in programma per il 19 gennaio prossimo, con una stima di 471 milioni di euro.

Fino ad oggi, con valzer polemico di illustri opinioni, le cronache hanno sviscerato come l’asta, decisa dal Tribunale di Roma, sia la conseguenza di una lunga e irrisolta disputa ereditaria tra gli eredi del principe Nicolò Boncompagni Ludovisi, scomparso nel 2018 a 77 anni. Ovvero tra la sua terza moglie, l’americana Rita Jenette Carpenter, texana, che risulta l’unica occupante della villa, e i tre figli nati dal primo matrimonio.

I DOCUMENTI

Quello che non è stato chiarito, però, è lo stato di “salute” del Casino dell’ Aurora, tesoro tardo cinquecentesco, riscritto da fasti secenteschi voluti dal cardinale Ludovisi (sopravvissuto alla celebre Villa Ludovisi, demolita alla fine dell’Ottocento). Documenti alla mano, è stata l’ispezione condotta dai funzionari della Soprintendenza speciale Archeologia Belle arti Paesaggio di Roma (in data 28 dicembre del 2020) a mettere nero su bianco il “bollettino medico”. «Un aspetto di particolare criticità - si legge nel dossier dell’ispezione tecnica - è costituito dagli impianti idrici, termici ed elettrici fatiscenti, costituenti un fattore di rischio per la tutela dell’immobile, in particolare per la significativa componente pittorico-decorativa che lo caratterizza». Si parla dettagliatamente di gravi perdite d’acqua («per le quali sono state date disposizioni di una tempestiva riparazione»).

 

IL DEGRADO

Ancora, «il celebre dipinto dell’ Aurora, opera di Guercino e Agostino Tassi, mostra una superficie offuscata da depositi di particellato e un quadro fessurativo». «Distacchi e macchie» nella Sala dei Paesaggi; «danni da infiltrazioni» con diffusi sbiancamenti, depositi di sali, distacchi e cadute di colore, nella Stanza degli Amorini. Ma soprattutto, a colpire è lo stato di degrado diffuso, dovuto ad infiltrazioni d’acqua, descritto dalla Soprintendenza nella Sala della Fama, legata sempre al genio del Guercino. Quanto al leggendario Camerino di Giove, Nettuno e Plutone o Gabinetto alchemico, dove si trova il celebre dipinto del Caravaggio, si evidenzia «lo stato di incuria generale del contesto spaziale in cui si trova inserito». Di qui, la richiesta di «lavori indifferibili e urgenti». E qui si entra nel vivo del paradosso.

 

SI POTEVA EVITARE L'ASTA?

A causa della “occupazione” di fatto dell’intera Villa da parte della terza moglie di Nicolò Boncompagni Ludovisi (la quale peraltro non avrebbe alcun diritto di occuparla per intero, come affermato dal Tribunale), non può essere disposta l’esecuzione dei lavori imposti alla proprietà dalla Soprintendenza. Lavori per i quali uno dei figli di Nicolò Boncompagni Ludovisi (comproprietario della Villa) ha da tempo espresso la volontà di eseguire a proprie spese. Insomma, un cane che si morde la coda. Piove sui capolavori d’arte, la Soprintendenza chiede i lavori, un figlio è disposto a pagare (2 milioni di euro), la vedova occupante non “apre”. E intanto si avvicina la data dell’asta del secolo. Un’asta che poteva essere evitata? Sì, stando alle ordinanze e perizie del Tribunale, che nel 2015 pignorava il Casino dell’ Aurora e richiedeva, testo alla mano, un’indennità di occupazione di oltre un milione in capo alla Carpenter. Mai corrisposto. E l’auspicio, per i figli di Nicolò Boncompagni Ludovisi, resta sempre quello che lo Stato eserciti il diritto di prelazione previsto dalla Legge.

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