Casamonica, è mafia. La sentenza del maxiprocesso: condannato il clan della Romanina

Casamonica, è mafia. La sentenza del maxiprocesso: condannato il clan della Romanina
4 Minuti di Lettura
Lunedì 20 Settembre 2021, 18:06 - Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 09:26

Il clan dei Casamonica teneva in piedi un sistema mafioso a Roma. Dopo l'ordinanza del gip e le prime condanne in rito abbreviato, lo ha riconosciuto anche il Tribunale che ha condannato a 400 anni complessivi una quarantina fra capi e affiliati alla famiglia, imputati fra l'altro per estorsione, usura e detenzione illegale di armi. Dopo sette ore di camera di consiglio, giudici della X sezione penale hanno deciso trent'anni di carcere per il boss Domenico Casamonica, accogliendo in pieno l'istanza della Procura, che complessivamente aveva chiesto oltre 630 anni di reclusione.

Casamonica, oro e contanti nelle stories: la follia social su TikTok e Instagram

 

Casamonica, le condanne

Severe le pene per gli altri capi, Giuseppe Casamonica (20 anni e mezzo) e Luciano (12 anni e 9 mesi), e pene pesanti sono arrivate in primo grado anche per Salvatore (25 anni e 9 mesi), Pasquale (23 anni e 8 mesi) e Massimiliano Casamonica (19 anni).

Esulta la sindaca Raggi

Esulta la sindaca di Roma Virginia Raggi, che ha costituito il Comune parte civile nel maxiprocesso iniziato a ottobre 2019, grazie a indagini scattate cinque anni prima: «Io di fronte al clan dei Casamonica non mi sono mai piegata, non ho mai indietreggiato di un passo, non ho mai avuto paura di loro. Ho sempre lottato per il bene dei romani a volto scoperto, ho chiamato per nome e cognome chi ha umiliato e offeso la città. Vivo sotto scorta per questo. Oggi il tribunale di Roma ha confermato l'associazione a delinquere di stampo mafioso. Ha confermato che è mafia. Questa sentenza non cancella gli anni di soprusi e violenze, ma è un risultato importante per chi vive in questa città. È la conferma che a Roma il clima è cambiato. Oggi si chiude un capitolo, ma la lotta per contrastare criminalità e mafia non si ferma. Io sarò sempre in prima linea». «È una sentenza storica che finalmente mette nero su bianco che Casamonica equivale a mafia ed un segnale importante da dare ai cittadini del nostro territorio», dichiara il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. E l'avvocato Giulio Vasaturo, legale di parte civile per l'associazione antimafia Libera, sottolinea anche come il verdetto serva a «fare luce su una sequela di episodi di estorsione e violenza rimasti sino ad oggi impuniti, anche a causa della dilagante omertà imposta dal clan nel quadrante sud-est della capitale».

 

A differenza del Mondo di Mezzo, quell'ecosistema criminale che aveva messo le mani su Roma ma che secondo la Cassazione non rappresentava un'associazione mafiosa, al sistema Casamonica può applicarsi il 416 bis del codice penale: intimidazioni, omertà, delitti per controllare il territorio e le sue attività sono stati riscontrati. E ora le nuove condanne (dopo le 14 in rito abbreviato e i tre patteggiamenti nel maggio del 2019), sono un altro colpo al clan, che disponeva di numerosi capannoni, ville e villette con piscina, anche abusive, in parte distrutte e in parte confiscate e assegnate a realtà sociali. Una realtà venuta a galla con l'indagine 'Gramignà dei carabinieri, coordinata dai pm della Dda di piazzale Clodio che ha portato a una serie di arresti. Nella sua requisitoria il pm Giovanni Musarò ha sottolineato anche il ruolo svolto da due collaboratori di giustizia che hanno fornito agli inquirenti elementi preziosi per ricostruire la struttura criminale del clan.

Il documentario su Discovery+
 

Dopo il documentario « Casamonica - Le mani su Roma», andato in onda sul Nove, che ricostruiva la storia, l'ascesa del clan e la mappa dei loro business criminali a Roma, nel giorno della sentenza del maxiprocesso da oggi su Discovery+ arriva lo speciale - in due episodi - «Casamonica - La resa dei conti». Scritto da Carmen Vogani, con la conduzione di Nello Trocchia, lo speciale è una produzione originale Videa Next Station a cura di Giulia Cerulli e racconta un processo durato due anni, che ha chiamato a testimoniare vittime ed ex membri della famiglia, attraverso interviste inedite ai principali protagonisti, intercettazioni e video esclusivi, tra cui una violenta aggressione che viene mostrata per la prima volta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA