ROMA

Carabiniere ucciso, Elder Lee faceva uso di psicofarmaci, Xanax nella sua stanza. Non ha risposto al gip

Sabato 27 Luglio 2019
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Carabiniere ucciso per un grammo di cocaina: così Elder Lee ha freddato il vice brigadiere ​Mario Cerciello Rega

Due agiati teenager californiani cercano cocaina per una ordinaria notte di sballo nella movida romana. Trovano due carabinieri in borghese accorsi per bloccare un tentativo di estorsione. Uno dei due, Elder Finnegan Lee, estrae un coltello e uccide il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Entrambi finiscono al carcere di Regina Coeli con le accuse di omicidio e tentata estorsione. Erano pronti a lasciare l'Italia. Rimangono diversi punti ancora da chiarire su quanto accaduto, nonostante la confessione dei ragazzi. «Per loro l'ergastolo», invoca la moglie di Rega. Mentre il ministro dell'Interno Matteo Salvini, ricorda che «negli Stati Uniti chi uccide rischia la pena di morte». Per l'altro vicepremier Luigi Di Maio, «Mario non se ne doveva andare. E oggi lo Stato deve farsi un grande esame di coscienza». Il Dipartimento di Stato americano fornirà ai due «l'assistenza appropriata» come avviene in tutti i casi di americani fermati all'estero. Lunedì a Somma Vesuviana i funerali del militare. Il gip si è riservato di decidere in relazione alla richiesta di convalida del fermo dei californiani. 

Restano in carcere Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjort, i due cittadini americani accusati dell'omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega. Il gip di Roma Chiara Gallo ha convalidato il fermo così come sollecitato dalla Procura. I due sono accusati di concorso in omicidio e tentata estorsione.

Elder Lee era una promessa del football: studiava nella migliore scuola cattolica di San Francisco

Francesco Codini, difensore di Elder Finnegan Lee, ha riferito che il suo assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere: «è psicologicamente provato, è un ragazzo di 19 anni. Per rispetto del militare deceduto non vogliamo dire nulla di più», ha spiegato. Natale Hjorth ha chiesto invece di verbalizzare quanto riferito il giorno prima ai pm durante l'interrogatorio. Testimonianze ed immagini delle telecamere hanno portato velocemente i carabinieri sulla strada giusta per risalire agli autori dell'omicidio avvenuto nella notte tra il 25 ed il 26. I due, sottoposti ieri sera ad interrogatorio, «pur a fronte di parziali discordanze, hanno sostanzialmente ammesso gli addebiti». Nella ricostruzione dei pm Maria Sabina Calabretta e Nunzia D'Elia la serata sbagliata di Gabriel Christian Natale Hjorth e Elder Finnegan Lee, di San Francisco, 19 anni da compiere a ottobre il primo, compiuti a gennaio il secondo, inizia a Piazza Mastai, nel vivace quartiere di Trastevere. Cercano droga. Hjorth parla italiano. Si rivolgono ad un uomo che li indirizza verso uno spacciatore. Avviene l'acquisto dietro pagamento di cento euro, ma gli americani si accorgono che, invece della droga, hanno comperato dell'aspirina. Arrabbiati, decidono di vendicarsi con il loro primo contatto.

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Gli sottraggono lo zaino con dentro il telefonino. L'uomo chiama successivamente al suo numero e i ragazzi gli rispondono: riavrà quanto è suo in cambio della restituzione dei cento euro più un grammo di cocaina. L'appuntamento convenuto è in via Cossa, quartiere Prati. L'uomo, però, nel frattempo contatta i carabinieri ai quali riferisce dell'estorsione subita. E questo è uno degli elementi poco chiari: una persona che traffica con ambienti loschi, ma si si rivolge ai carabinieri per recuperare il maltolto. Si presentano al rendez vous dunque il vicebrigadiere Rega ed il collega Andrea Varriale. Natale Jorth - in grado di comprendere l'italiano - ammette che i carabinieri che gli si sono avvicinati si sono qualificati come tali, mentre Lee nega di averlo capito: «non pensavo fosse un carabiniere, avevo paura di essere nuovamente ingannato», ha raccontato agli inquirenti. Inizia una colluttazione. Lee, bloccato da Rega, estrae un coltello lungo 17 centimetri e colpisce per otto volte il vicebrigadiere «in zona vitale» che si accascia nel sangue. I due quindi fuggono verso il loro albergo a quattro stelle che si trova nelle vicinanze. Sembra che i due carabinieri non godessero di altre pattuglie d'appoggio nell'operazione.

È un altro aspetto su cui ci sono dubbi. I due ragazzi saranno riconosciuti dal portiere e da un facchino mentre entrano precipitosamente nell'hotel. Il coltello viene trovato nella loro stanza: sull'occultamento i due si accusano a vicenda. Vicino al luogo dell'omicidio è stato invece rinvenuto lo zainetto sottratto. Nella stanza che gli americani dividevano c'era anche un flacone di Xanax, un potente ansiolitico di cui sembra facesse uso l'accoltellatore. Chi indaga non esclude che i due avessero assunto alcolici prima di incontrare i due carabinieri in borghese.​
 

Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 08:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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