ROMA

Carabiniere ucciso, il governo avvisa gli Usa: «Non ci saranno sconti»

Domenica 28 Luglio 2019 di Elena Panarella Giuseppe Scarpa
Carabiniere ucciso, il caso Usa. Il governo avvisa: niente sconti

«Pensavo fosse uno spacciatore». Cerca, in qualche modo di giustificarsi Elder Finnegan Lee, responsabile assieme Christian Gabriel Natale Hjorth dell'assassinio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Crollano di fronte agli investigatori. Dopo più di 10 ore di interrogatorio, finito venerdì notte. «Mi sembrava un amico» di Sergio Brugiatelli «l'uomo che ci aveva raggirato». Brugiatelli, la cui posizione è al vaglio degli investigatori, aveva fatto da tramite tra i due americani e un gruppo di pusher a piazza Mastai, a Trastevere nel cuore della Capitale. Per entrambi convalidato l'arresto in carcere: davanti al gip non hanno detto una parola.

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LA RICOSTRUZIONE
Natale e Lee sono in cerca di cocaina. Il romano 45enne si offre di aiutarli. «Vi porto da dei miei amici», riferiscono successivamente gli americani agli investigatori. Come pegno Brugiatelli consegna la borsa, con il suo cellulare, a Lee. Poi assieme a Natale, che parla italiano, si dirige dagli spacciatori. I pusher gli rifilano un'aspirina tritata, bisticciano tra di loro. In modo da incassare subito i soldi da parte dell'americano. Natale, però si spaventa e scappa. Corre dall'amico e insieme fuggono con lo zaino. È l'inizio della storia che si concluderà con la morte del carabiniere. A questo punto sulla scena irrompe la figura ambigua di Sergio Brugiatelli, forse un informatore delle forze dell'ordine. Di fatto subisce un furto, quello del suo zainetto lasciato come garanzia a Lee prima della vendita della droga. È al suo cellulare che chiama all'impazzata. Alla fine a rispondere è Natale. Il ragazzo pensa di avere in mano la situazione. Ringalluzzito dopo la fuga risponde a Brugiatelli. Alza la posta in palio. Non solo lo ricatta chiedendo 100 euro, ma pretende anche un grammo di cocaina. Poi fissa il luogo dell'incontro, via Pietro Cossa quartiere Prati a cinquanta metri dall'albergo a quattro stelle, Le Meridien, in cui i due amici soggiornano. Brugiatelli si sente con le spalle al muro. Decide, perciò, di chiamare i carabinieri.

LE OMISSIONI SULLA COCAINA
Avrebbe composto il 112 spiegando di essere vittima di un ricatto. Indicando come autori del furto «due magrebini». L'italiano avrebbe però omesso di raccontare tutta la parte relativa allo spaccio. Una rappresentazione monca di un aspetto centrale, che forse ha contribuito alla sottovalutazione del caso da parte dei carabinieri. Per questo rischia un'accusa di false informazioni. Ad ogni modo i militari raccolgono la segnalazione. Del compito di incastrare i due ricattatori vengono investiti il vice brigadiere Mario Cerciello Rega e il collega Andrea Varriale. Ecco quindi che si dirigono all'appuntamento insieme a Brugiatelli. I militari, in borghese, con le pistole nelle fondine, passeggiano in via Cossa. Dopo poco spuntano Natale e Lee. Uno dei due indossa una felpa scura con il cappuccio in testa. Si guarda intorno in modo sospetto. Ed è lui che, all'inizio, sembra essere uno dei magrebini segnalati. I militari si avvicinano e senza troppi giri di parole si qualificano. Gli americani perdono la testa. Lee che aveva portato con sé un coltello, con una lama come quella di una baionetta lunga tra i 16 e 17 centimetri, non esita ad usarla. Conficca l'arma per otto volte sul corpo di Cerciello. Due i colpi fatali, al cuore e alla schiena. Il carabiniere urla, si divincola e poi crolla a terra in una pozza di sangue. Nel frattempo il collega è impegnato in un corpo a corpo con Natale. Per questo, forse, non estrae l'arma. A questo punto i ragazzi scappano mentre Variale si getta sull'amico e collega. Capisce subito che è in fin di vita. Corre a perdifiato verso l'auto di servizio. Entra e schiaccia un bottone che serve a dare l'allarme di soccorso a tutte le pattuglie di zona. In poco tempo, vicino a piazza Cavour, arrivano diverse auto. A sirene spiegate anche l'ambulanza. I medici intervengono nel disperato tentativo di strappare alla morte il vicebrigadiere. Lui è ancora vivo, agonizzante. Al Santo Spirito arriva in condizioni disperate e morirà poco dopo. La prima relazione autoptica conferma che il decesso è dovuto all'emoragia, come conseguenza delle colte.

CACCIA ALL'UOMO
Scatta la caccia all'uomo. L'Arma è sotto choc. Spesso i carabinieri si trovano a dover fronteggiare la truffa del cavallo di ritorno. In situazioni simili difficilmente si arriva ad un epilogo così tragico. I carabinieri si mobilitano. La prima pista, quella dei magrebini, viene subito esclusa. Acquisiscono tutti i filmati delle telecamere di zona. Un puzzle che lentamente si compone e li conduce fino all'albergo Le Meridien, dove i due soggiornano in una camera da 200 euro a notte. Gli assassini hanno ormai i minuti contati. Gli investigatori, all'inizio, sono sorpresi. L'identikit stilato nelle prime ore era diverso. Non si aspettavano, insomma, di avere di fronte due ventenni di San Francisco. I carabinieri irrompono nella stanza e gli ammanettano. Nel controsoffitto scoprono l'arma e i vestiti sporchi di sangue e una confezione di psicofarmaci utilizzato da Lee. Natale vuole avvisare i genitori. Il padre e la madre, infatti, sono in vacanza anche loro in Italia. Da una settimana. A Fiumicino, inoltre, abitano i nonni del ragazzo.
In pochi minuti vengono portati nella caserma di via In Selci. Inizia l'interrogatorio. I ragazzi, dopo più di dieci ore, messi alle strette, crollano di fronte ai carabinieri e all'aggiunto Nunzia D'Elia. «Sono stato io a colpirlo, ma pensavo fosse uno spacciatore», dice Lee. Nel frattempo Natale chiede di poter vedere i genitori: «Voglio parlare con mamma e papà», dice tra le lacrime nel suo italiano stentato.

Ultimo aggiornamento: 19:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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