Carabiniere ucciso, il racconto degli amici di scuola: «Gabriel, bullo con i più deboli»

Carabiniere ucciso, il racconto degli amici di scuola: «Gabriel, bullo con i più deboli»
di Cristiana Mangani Flavio Pompetti
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«Conosco Finn da quando era un bambino e sono in uno stato di shock. È uno dei vicini più a modo nel quartiere; mi sento svenire di fronte alla notizia». La casa di Gloria Kiley a Mill Valley, è a poca distanza dalla porta di ingresso di quella della famiglia di Finnegan Elder, sulla quale campeggia un foglio scritto a mano che dice: «Per favore rispettate la privacy della nostra famiglia. Non disturbateci». La signora Kiley avrà i suoi buoni motivi per esprimere il giudizio su Finnegan, ma le testimonianze che vengono dal campus della scuola superiore di Tamalpais, dove Finnegan e il suo compagno di classe Gabriel si sono diplomati un anno fa, non sono altrettanto favorevoli.

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La rete locale della Abc riporta lo sconforto di Charlie Lupenov: «Non mi sarei mai aspettato che uno studente della mia scuola fosse coinvolto in un episodio simile», e la sorpresa più limitata di Matt Kearney: «Ho sempre saputo che Gabriel era un po' sbilanciato, ma non avrei mai immaginato che potesse arrivare a tanto». Un terzo studente iscritto alla scuola, Thomas Flynn, è ancora più esplicito: «Conoscevamo Gabriel come un bullo che picchiava i bambini più piccoli e deboli. Qui in città aveva la reputazione di delinquente e di spacciatore di droga. Quando è fatto di droga diventa pazzo. Ha molta rabbia dentro. Nella nostra città ne ha combinate di tutti i colori, ma è sempre riuscito a farla franca. Immagino che per questo possa sentirsi invincibile».

Anche la casa della famiglia Natale è blindata ai giornalisti. C'è molto imbarazzo di fronte alle notizie che arrivano da Roma. Flynn non riesce a capacitarsi che il suo ex collega sia andato a compiere un gesto di tale violenza in un altro Paese, e per di più contro un poliziotto. Il sobborgo attraverso la baia di San Francisco è semideserto e le immagini trasmesse dalle tv locali mostrano strade vuote vicino le abitazioni delle due famiglie.

Nel frattempo, dopo un giorno passato in isolamento, ora Finnegan Lee Elder e il suo amico Gabriel Christian Natale Hjorth, devono vedersela con i detenuti rinchiusi nel carcere di Regina Coeli. Dal momento dell'arresto sono stati separati, ognuno nella propria cella, che dividono con un altro recluso. L'ambasciata americana, generalmente molto tempestiva, non ha ancora inviato il console a fare visita ai due loro concittadini, anche se, dopo la pubblicazione della foto che ritrae Natale Hjorth con le mani legate dietro la schiena e una benda che gli copre gli occhi, hanno preso contatti con i vari ministeri. Chi, invece, non è ancora arrivato in Italia e non si sa bene se e quando verrà, sono i genitori dei ragazzi sotto accusa. Attraverso la sede diplomatica stanno decidendo come gestire la difesa di ognuno di loro, ma è come se temessero un viaggio a Roma e una eccessiva esposizione. Afferma in un comunicato la famiglia di Finnegan Lee Elder: «Prevediamo di andare a Roma appena il Dipartimento dio Stato ci assicurerà che saremo in grado di vedere nostro figlio. Rispettiamo il dolore della famiglia Rega»

NEGATA LA VISITA
Ieri, si è presentato al carcere l'avvocato Francesco Codini che assiste il presunto assassino di Mario Cerciello Rega, ma non è stato fatto entrare perché era domenica e non c'era l'autorizzazione del magistrato. Voleva portare quello che il suo assistito gli aveva richiesto: sigarette e qualcosa per dormire. Abituato a fare uso di Xanax e di droga, Finnegan starà avendo non poche difficoltà a stare tranquillo. La direzione di Regina Coeli ha assicurato assistenza psicologica.

Lunedì 29 Luglio 2019, 09:41 - Ultimo aggiornamento: 12:41
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