ROMA

Roma, caos rifiuti, i camion di Ama sotto scorta a Civitavecchia

Domenica 1 Dicembre 2019 di Lorenzo De Cicco e Francesco Pacifico
Un’auto della Polizia provinciale davanti al sito Ama di Rocca Cencia, ripresa dal Lila (Laboratorio Idee Lavoratori Ama)
Viaggiano scortati i camion che portano i rifiuti di Roma a Civitavecchia. Dopo le multe contro i mezzi dell’Ama staccate dai vigili della cittadina del porto (il sindaco è contrario ai carichi di pattume dell’Urbe) da Virginia Raggi è partito l’input di schierare la Polizia della Città metropolitana. Le squadre della Provinciale, quindi, hanno appena acceso i motori, col compito di garantire la sicurezza degli autisti che trasportano ogni giorno circa 500 tonnellate all’impianto di Fosso del Crepacuore. Tra i netturbini c’è preoccupazione. «Questo clima di tensione non aiuta, i lavoratori si sentono insicuri», spiega Natale Di Cola, leader della Cgil di Roma. 
Nei giorni scorsi, dopo la chiusura della discarica di Colleferro, Roma si è trovata senza la possibilità di trasferire 1.100 tonnellate al dì. La Raggi, in qualità di sindaca della Città Metropolitana, ha firmato un’ordinanza per aumentare i conferimenti nel sito di Civitavecchia. Una decisione che ha scatenato le ire dei residenti. Matteo Salvini, proprio dalla città portuale, ha minacciato di essere «pronto a sedermi in mezzo alla strada, se i cittadini mi chiameranno, per fermare i camion che rappresentano una profonda ingiustizia sociale». Il sindaco leghista, Ernesto Tedesco, ha già annunciato ricorsi e ha dato mandato a suoi vigili di controllare meticolosamente i mezzi in arrivo dalla Capitale. Da qui, forse, la scelta della Raggi di chiedere alla Polizia provinciale la scorta per i mezzi dell’Ama in viaggio verso Civitavecchia.
 
L’utilizzo della discarica di Fosso del Crepacuore è, per il Campidoglio e la sua municipalizzata, soltanto una soluzione tampone per frenare lo scoppio di una nuova emergenza rifiuti. Domani sia il ministero dell’Ambiente sia la Regione Lazio attendono che la cabina di regia, nata dopo l’ordinanza firmata dal governatore Nicola Zingaretti, indichi i criteri per scegliere nel territorio di Roma un luogo dove aprire una discarica di servizio. Su questo fronte stanno lavorando Flaminia Tosini per la Pisana, Laura D’Aprile per il Campidoglio e Paola Camuccio per l’ex Provincia. Il terzetto lunedì dovrebbe ascoltare l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis. Da quanto trapela, la Regione chiederà al Comune di insediare a Falcognana - dove c’è già una discarica per raccogliere rifiuti inerti - un centro di stoccaggio. Ma per la Pisana bisogna trovare anche un’altra area per costruire una discarica vera e propria, definitiva e non temporanea. Ipotesi insostenibile per Roma Capitale, dato che la Raggi, per le pressioni di un pezzo dei Cinquestelle, ha dovuto a un certo punto rigettare perfino l’idea del sito di stoccaggio. 
Per la sindaca sarebbe più facile fare tutto (centro di stoccaggio e discarica) in un solo posto, ma l’approccio diverso della Pisana rimette in pista altre ipotesi, già inserite nella lista delle aree “idonee” indicate dalla Città metropolitana tempo fa. Tra queste, si guarda soprattutto ad alcune cave sulla Tiburtina, nel IV Municipio. Quel che è certo è che i nuovi siti ospiteranno solo rifiuti trattati (quindi non puzzolenti e che rischino di perdere percolato) e dovranno essere oggetto di interventi infrastrutturali, per contenere il traffico dei camion.
 
Questa divergenza di vedute tra la Regione e il Comune potrebbe bloccare il lavoro della cabina di regia, che entro domani deve indicare i siti. Finora - per la gioia del ministro Sergio Costa e del governatore Zingaretti - la Raggi ha mantenuto un basso profilo. Ma in quest’ottica un altro campanello d’allarme è arrivato con la richiesta dei Cinquestelle capitolini di tenere un Consiglio straordinario il prossimo 6 dicembre con la presenza in Campidoglio degli stessi Costa, Zingaretti e dell’assessore regionale, Massimiliano Valeriani. Questi ultimi due si faranno vedere in aula Giulio Cesare soltanto se con loro interverrà il ministro. Alla Pisana si teme un “processo” strumentale, con la presenza di minisindaci e residenti contrari alle discariche. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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