​Campi rom, via l’esercito: «Tornano i roghi tossici». ​Si studia un “Patto per la sicurezza”

Venerdì 12 Aprile 2019 di Camilla Mozzetti
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​Campi rom, via l’esercito: «Tornano i roghi tossici»

L’odore acre della gomma bruciata è tornata a lambire i palazzi di Tor Sapienza. L’esercito si allontana dal campo di via Salviati (dovrebbe tornare a presiedere la zona la prossima settimana prima di spostarsi al campo di Castel Romano) e in un baleno i rifiuti abbandonati dai nomadi tornano a bruciare per l’assenza di controllo. «Questa storia – racconta Roberto Torre, presidente del comitato di quartiere Tor Sapienza – non finirà mai, i roghi ce li porteremo dietro per sempre dal momento che soltanto tre sere fa proprio dentro al campo ne è esploso uno e i rifiuti in strada sono tornati a prendere fuoco».

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L’amministrazione stra procedendo con la rimozione ma poiché la maggior parte è stata distrutta dalle fiamme, i rifiuti dovranno essere trattati in modo speciale e per far questo ci vuole del tempo. Nel mentre, chi vive intorno alla Togliatti e al campo di via Salviati spera solo di non dover cadere nuovamente nell’emergenza conclamata.
Intanto il Campidoglio rende noto il testo sul nuovo “Patto per la sicurezza urbana”, ora al vaglio della Prefettura. Nelle diciotto pagine che lo compongono, una parte è riservata proprio all’emergenza dei roghi tossici (articolo 8) con tutta una serie di progetti da mettere in campo nei pressi e intorno ai “villaggi della solidarietà” grazie a dei finanziamenti regionali che ammontano a un milione di euro.

Torna in auge il progetto della videosorveglianza con occhi elettronici da posizionare in sei campi: La Barbuta, Castel Romano, Salviati (per l’appunto), Candoni, Salone e Lombroso. Per procedere, l’amministrazione conta in una celere sottoscrizione del Patto da parte di Regione e palazzo Valentini, in modo da poter dar seguito ai bandi per l’acquisto dei dispositivi. 

Verosimilmente, gli apparecchi non arriveranno prima della fine dell’anno e bisognerà sperare che abbiano più successo degli impianti posizionati intorno e dentro ai campi all’epoca della giunta Alemanno e presi poi a sassate dai nomadi. La Prefettura – secondo quanto recita il testo del Patto – si occuperà di pianificare dei servizi di controllo interforze all’interno dei campi, avviando anche delle verifiche sugli esercizi di demolizione e rottamazione e su tutti i siti di stoccaggio di materiali ferrosi, anche ricorrendo a una “task-force” composta oltre che dai rappresentanti delle forze di polizia da referenti della direzione territoriale del lavoro, delle Asl e dei vigili del fuoco. Ogni 15 giorni la “squadra” si riunirà «per pianificare nuove attività e per esaminare – si legge ancora nel testo – i risultati». Roma Capitale, videocamere a parte, punta a consolidare e intensificare, invece, il sistema dei controlli da parte della polizia locale negli ingressi dei campi con l’obiettivo di «contrastare l’ingresso all’interno degli stessi, di rifiuti ferrosi, di risulta o di altra natura che alimentano i roghi». Non è escluso, però, che da palazzo Valentini possano giungere modifiche o suggerimenti considerato ad esempio lo scarso risultato ottenuto finora con i controlli della Municipale: vigili in servizio, anche su turni di 24 ore, e roghi che hanno continuato a divampare come nulla fosse.
 

Ultimo aggiornamento: 08:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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