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Campi rom, piano flop: slitta la chiusura. «Via solo fra tre anni»

Domenica 12 Maggio 2019 di Fabio Rossi
Campi rom, piano flop: slitta la chiusura. «Via solo fra tre anni»

L'obiettivo era stato definito fin dall'approdo di Virginia Raggi in Campidoglio: il «superamento del sistema dei campi nomadi» entro la fine della consiliatura, ossia il 2021. Ma ora il target del piano di indirizzo di Roma Capitale per l'inclusione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti, preparato dall'amministrazione pentastellata, è formalmente slittato. Il rinvio è scritto, nero su bianco, su una delibera approvata nei giorni scorsi dalla giunta: dove si stabilisce, tra le altre cose, «che le azioni finalizzate alla chiusura del villaggio attrezzato di Castel Romano dovranno concludersi inderogabilmente entro il 18 giugno 2022». Uno slittamento di un anno rispetto al programma che prevedeva la chiusura entro il 2021 dei campi della Barbuta, della Monachina e, appunto, di Castel Romano, insieme a quello di via Salviati.

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I TEMPI
Con l'allungamento delle procedure per Castel Romano, aumentano anche gli interrogativi per gli altri campi. Anche perché le soluzioni alternative previste dall'amministrazione comunale per sistemare le migliaia di persone che abitano in questi insediamenti - dal bonus casa ai ricollocamenti nelle case popolari, fino ai rimpatri - stentano a decollare. La delibera amplia agli abitanti di tutti i campi nomadi interessati le misure di sostegno per chi vuole abbandonarli spontaneamente per integrarsi nel tessuto cittadino. Norme, si legge nel provvedimento di Palazzo Senatorio, «rivolte alla promozione dell'accesso ai servizi socio-sanitari ed educativi, a favorire la scolarizzazione e l'effettiva frequenza scolastica nonché all'inserimento lavorativo e all'inclusione abitativa».

IL NODO DEL BONUS
Proprio quest'ultimo aspetto, ossia le sistemazioni alternative per chi lascia gli insediamenti, sarà esteso a tutti i nomadi censiti nell'ultima rilevazione ufficiale della polizia locale dei seguenti campi: Castel Romano, Candoni, Salviati 1 e 2, Monachina, Lombroso, La Barbuta, Salone e Gordiani. A partire dal bonus casa: un contributo da 800 euro mensili (da pagare al proprietario dell'alloggio) per i nomadi residenti nei campi che trovano un appartamento dai privati dove vivere in affitto. Ma il meccanismo sembra che non stia funzionando, anche perché per quei pochi contratti che sono stati firmati, il Campidoglio non rispetterebbe con regolarità le scadenze di fine mese. E potrebbero esserci novità a breve, con la riduzione del contributo mensile a 650 euro in cambio dell'allungamento del periodo massimo, da due a tre anni.

LE REGOLE
La delibera della giunta precisa comunque che «gli interventi di sostegno all'abitare a favore delle persone alloggiate nei campi», compreso quindi il bonus casa, «in quanto misure temporanee, volte alla fuoriuscita dal campo stesso, non pregiudicano i diritti acquisiti e la posizione in graduatoria di coloro che hanno presentato domanda per l'alloggio di edilizia residenziale pubblica (Erp)». Insomma, utilizzare il contributo del Campidoglio per abitare in una casa in affitto permette comunque di restare in fila per ottenere un alloggio popolare. Con una postilla: chi ottiene l'assegnazione di una casa Erp perde immediatamente il diritto a beneficiare delle altre misure di sostegno, comprese quelle all'interno del campo stesso. Anche i ricollocamenti nelle case popolari, peraltro, creano non pochi problemi, come nel caso degli incidenti di Casal Bruciato.

Ultimo aggiornamento: 11:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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