Abusi alla Caffarella a Roma, nessuno sgombero: gli occupanti restano

La procura non ha avviato l’iter per attivare le forze dell’ordine e ristabilire così la legalità nell’edificio

Abusi alla Caffarella a Roma, nessuno sgombero: gli occupanti restano
di Camilla Mozzetti
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Sabato 19 Marzo 2022, 09:08

«Le idee si praticano e non si sgomberano». Campeggia sulla cassetta della posta al civico 13 di via della Caffarella la dichiarazione di ostilità che spiega chiaramente come da quel palazzo gli occupanti abusivi non intendano andarsene. Il blitz è ormai datato: la mattina del 6 marzo un gruppo di ambientalisti, dietro cui si nascondono però anche esponenti dei centri sociali e volti noti di quel gruppo che per anni ha tenuto in pugno l'ex cinema palazzo a San Lorenzo, è entrato nell'edificio un tempo di proprietà della Regione Lazio poi passato nelle mani dell'Invimit (società di gestione del risparmio del Mef).

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Lo stabile era vuoto e così il gruppo - una ventina all'inizio un centinaio quelli che poi ne hanno usufruito nel corso degli ultimi giorni - si è impossessato degli ambienti. Ogni angolo, ogni stanza, ogni centimetro del cortile. Quasi quindici giorni e nessun passo indietro. Nessun intervento messo in atto ancora dalle forze dell'ordine per porre fine ad un'occupazione illegale che non fa leva su emergenze umanitarie o abitative. Sulla cancellata le bandiere invocano la pace e ci sono i drappelli ormai conosciutissimi contro la Tav. Si occupa in nome delle idee come se ciò bastasse a perorare un abuso, un'illegalità conclamata. Nel giardino del palazzo gli occupanti sono seduti sulle sdraio, qualcuno fuma, qualcuno legge libri, qualcun altro sorseggia caffè come se quel cortile fosse lo spazio privato di uno di loro, di cui poter godere piacevolmente senza timore, senza colpa e, soprattutto, senza indugio. La Invimit la mattina del 6 marzo, nel momento esatto in cui ha appreso la notizia dell'occupazione si è rivolta alle autorità, sporgendo denuncia alla stazione dei carabinieri di viale Eritrea (Compagnia Parioli). Da lì è partito l'iter, con un'informativa redatta dai militari e depositata in Procura. Prima di qualsiasi intervento delle forze dell'ordine si deve muovere piazzale Clodio ma ad oggi, 18 marzo, gli occupanti restano ai loro posti.

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L'INTERVENTO
Via della Caffarella è di fatto un'occupazione anomala rispetto a quelle che da anni si sono rincorse nella Capitale ed è stata oggetto di analisi anche in uno degli ultimi Comitati per l'ordine e la sicurezza che si sono svolti in Prefettura. Proprio il responsabile di palazzo Valentini è stato chiaro nel ribadire che non si possono tollerare occupazioni abusive in città e via della Caffarella non è da meno. Ma pur in presenza di una denuncia, sporta a pochissime ore dalla violazione, la macchina per ripristinare la legalità va a rilento. «Che ci vuole a farli uscire», domandava ieri pomeriggio un tennista uscendo da un club non distante. Anche la mediazione intercorsa con gli occupanti non ha dato i risultati sperati e da lì il collettivo Lea Berta Càceres non intende muoversi. Così, dopo le prime assemblee organizzate per discutere di cambiamenti climatici con qualche festa a movimentare le discussioni (pigiama party e affini), il calendario degli appuntamenti da vivere nel palazzo occupato è ancora molto lungo. In via della Caffarella sono stati invitati anche politici e professori universitari a parlare dei temi più diversi ma non cambia il contesto. «Se le idee sono libere così come la loro espressione almeno il rispetto dei luoghi», diceva sempre quel tennista ieri di fronte al cancello addobbato di bandiere. Solo per mercoledì prossimo, ad esempio, è stato organizzato l'appello alle realtà sociali ed ecologiste di Roma in vista del Climate strike del 25 marzo. Sarà davvero permesso e soprattutto tollerato?

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