Bollette e inflazione nel Lazio: dai lavoratori ai pensionati, crolla di 2mila euro il potere di acquisto

Gli anziani penalizzati di 1.400 euro La Regione studia aiuti per le fasce deboli

Caro bollette e inflazione, dai lavoratori ai pensionati: il potere di acquisto crolla di 2mila euro
di Francesco Pacifico
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Domenica 2 Ottobre 2022, 00:17

Duemila euro in meno, in media, per le famiglie e 1.400 euro in meno per i pensionati. La Cgil ha calcolato quanto il caro bollette e l’aumento dei prezzi dei beni al consumo ha intaccato, anzi segnato, il potere di acquisto dei cittadini nel Lazio. «E nel nostro territorio - spiega Natale Di Cola, della segretaria regionale del primo sindacato italiano - c’è circa un milione di persone che rischia di non fare fronte a questo caro vita. Parliamo di quello che un tempo si definiva ceto medio, persone con un reddito non superiore ai 40mila euro annui, cioè che sono troppo “povere” per affrontare gli aumenti e troppo “ricche” per accedere agli aiuti e ai sussidi messi in campo dal governo».

Con un’inflazione sopra l’8 per cento e l’energia in alcuni casi anche raddoppiata, la Cgil ha stimato che dall’inizio dell’anno il potere d’acquisto nel Lazio è calato del 7 per cento. Va da sé che l’ulteriore ondata di rincari di gas ed elettricità (+59 per cento soltanto per la luce annunciato dall’autorità Arera) può semplicemente peggiorare le cose. Più precisamente, per quanto riguarda i lavoratori, il potere d’acquisto è sceso di 1.440 euro per una famiglia con un imponibile di 19mila euro annuo e di 2.553 euro per quelle che dichiarano poco più di 34mila euro. Sul fronte dei pensionati invece il taglio del potere d’acquisto annuo è pari a 913 euro con un reddito di 12.447 euro e di 1.983 se l’assegno complessivo arriva a 26.350. Guardando, invece, alle singole voci tutto questo si traduce un aumento percepito del mutuo di 50 euro, degli affitti dell’8 per cento, del pieno di carburante del 13,9, delle bollette del 525, per non parlare delle difficoltà a comprare latte (+12 per cento), pane (+13), olio (+17) e verdure (+11,5). Il tutto in una regione dove nell’ultimo anno sono aumentati del 24,5 per cento i finanziamenti erogati dalle banche finalizzati all’acquisto di beni e servizi e del 5,5 per cento i prestiti personali, mentre è salito del 30 per cento il numero di romani che si reca dai compro oro per vendere i gioielli di famiglia.

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GLI EFFETTI

«Sull’alimentare - aggiunge Di Cola - e lesinando sulla qualità e non comprando alcuni prodotti, paradossalmente è più facile per un consumatore difendersi dal caro vita. Il problema vero, in questa situazione, è riuscire ad affrontare le spese per curarsi o per l’istruzione. Tra qualche mese scopriremo che molte famiglie, per esempio, sono state costrette a non iscrivere per un anno i figli all’università perché è salito anche il prezzo dei libri di testo».

 

Intanto la Regione aspetta dal governo i ristori per l’energia destinati ai servizi pubblici (i trasporti, la sanità o la raccolta dei rifiuti) per trovare all’interno del suo bilancio delle risorse per aiutare con appositi bonus le fasce più deboli della popolazione. In quest’ottica il vicepresidente Daniele Leodori ha già incontrato i sindacati e ha istituito un tavolo con le rappresentanze dei lavori e delle imprese per ideare delle soluzioni. Dal canto suo il sindacato guarda a un allargamento della platea dei cittadini ai quali tagliare le addizionali regionali. «Ma serve anche uno sportello pubblico - conclude Di Cola - per spiegare a chi non ha mai dovuto affrontare una crisi simile come muoversi».
 

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