ROMA

Roma, a Boccea il business della discarica abusiva: «Gettati scarti nocivi»

Mercoledì 19 Giugno 2019 di Adelaide Pierucci

Nella città ormai tristemente nota per la spazzatura sparsa ovunque, c’è pure chi si improvvisa illegalmente imprenditore dei rifiuti. Su ordine di piazzale Clodio sono stati messi i sigilli a una discarica abusiva, realizzata nei campi di Boccea, non lontano dalle case. Anzi è proprio di fronte alla sua abitazione, in via Giaveno, che Domenico Mele, un sessantenne romano, da tempo aveva trasformato un appezzamento di terreno in un impianto per lo smaltimento, anzi l’abbancamento, di rifiuti pericolosi e non, sicuramente più redditizio di un orto. E’ stato l’aumento sproporzionato di rifiuti e il via vai di camion con rimorchio che hanno messo in allerta dei vicini. 

Il maleodore e la situazione crescente di degrado così ha spinto più di qualcuno a firmare un esposto indirizzato alle forze di polizia. La procura, informata dagli agenti di Polizia Roma Capitale XIV gruppo Monte Mario, non si è limitata però a chiedere il sequestro del sito. Ha disposto l’installazione di telecamere che per giorni hanno controllato chi gestiva l’impianto e quali fossero i clienti abituali. L’indagine così ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di otto persone per una serie di violazioni del codice dell’ambiente. Non solo quindi del “gestore”, ma anche del suo aiutante, probabilmente socio, Giuseppe Luca Nonnis, e di sei camionisti (4 italiani, due romeni e un macedone), proprietari dei mezzi che abitualmente scaricavano rifiuti nella discarica abusiva. Per tutti il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e il pm Carlo Villani hanno contestato il reato di «attività di gestione di rifiuti non autorizzata», riservando per i primi due la contestazione più grave, ossia lo stoccaggio anche di rifiuti pericolosi perseguibile con l’arresto da sei mesi e due anni. 

Secondo l’accusa Mele e Nonnis avrebbero gestito «a partire da gennaio 2018 una discarica non autorizzata in via Giaveno (zona Boccea) e di aver appiccato il fuoco a rifiuti speciali non pericolosi lì presenti». Nell’area veniva ammassato in particolare materiale edile di risulta (proveniente da lavori di demolizione), mobili, materassi, residui da potatura di alberi, ma anche rifiuti sanitari. Nell’enorme cumulo di immondizia (sono stati trovati rifiuti sparsi nel raggio di due ettari) c’era anche un boiler, sacchi di plastica pieni di vestiti, materassi, vecchi teloni, materiale ferroso, mensole. E ancora: undici blocchi di materiale cementizio, scatoloni, taniche, contenitori di plastica, telai di legno, trolley, una poltrona e videoregistratori. 

Tra l’altro nel mucchio gli inquirenti hanno trovato anche alcuni rifiuti pericolosi tra cui tre frigoriferi a pozzetto di tipo industriale. L’ordine di sequestro è stato firmato dal gip Valerio Savio. Nello specifico si contesta di aver «realizzato senza l’iscrizione all’albo delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti attività di raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi, consistente in materiale edile di risulta proveniente da lavori di demolizione ed altro materiale, che scaricavano nella discarica abusiva di via Giaveno». L’area ora dovrà essere bonificata molto probabilmente a spese del gestore. Ieri intanto l’Ama ha rimosso dei rifiuti abbandonati nell’area di via Casale Cerroncino, nel territorio del VI municipio. Complessivamente sono state avviate presso i centri di trattamento 600 tonnellate, di cui 500 tonnellate di materiali non riciclabili (anche rifiuti pericolosi), oltre 70 tonnellate di ingombranti e 20 tonnellate di inerti. 

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