Roma, bimbo muore per il latte nelle vene: un anno a medici e caposala

Sabato 1 Giugno 2019 di Adelaide Pierucci
Solo un piccolo sconto sulla pena, ma ricostruzione confermata. Anche per la Corte di appello due medici e un caposala del San Giovanni Addolorata cercarono di coprire l’infermiera che iniettò per errore del latte in vena invece della fisiologica al piccolo Marcus de Vega, nato prematuro, causandone, non volendo, la morte.

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La condanna per i medici Sabrina Palamides e Teresa Dell’Omo e il caposala Andrea Ciani è stata ridotta a un anno di carcere dall’anno e mezzo applicata in abbreviato. I tre imputati, che hanno sempre respinto le accuse, rispondevano di favoreggiamento, frode processuale e omissione di referto.

Per altri due coimputati, l’infermiera che ha confuso i sondini e il direttore sanitario accusato delle omissioni, è ancora aperto un processo parallelo davanti ai giudici di primo grado. Secondo l’accusa i medici e l’infermiere, non solo hanno nascosto alla madre del piccolo, una trentenne filippina, la causa della morte, ma avrebbero cercato di trarre in inganno l’autorità giudiziaria (che avrebbero dovuto informare) avviando la salma del neonato al normale circuito per la cremazione impedendo in tal modo l’autopsia. I fatti risalgono al giugno del 2012. Marcus era nato all’ospedale di Ostia al sesto mese di gravidanza e pesava 750 grammi. Trasferito al San Giovanni aveva superato ormai la fase critica e respirava da solo. L’infermiera però commise quell’errore fatale che portò il piccolo alla morte dopo tre giorni. La madre, assistita dall’avvocato Massimo Argirò, è parte civile.  Ultimo aggiornamento: 11:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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