Bancarotta, 11 anni e 3 mesi all'ex Confcommercio Pambianchi

Bancarotta, 11 anni e 3 mesi all'ex Confcommercio Pambianchi
di Adelaide Pierucci
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Giovedì 21 Marzo 2019, 08:54

Quasi quarant'anni di carcere e la confisca di oltre sessanta milioni di euro. La giustizia ieri ha tirato le somme per il giro vorticoso di società portate a un passo dal fallimento e poi trasferite all'estero, in barba al fisco italiano, da Cesare Pambianchi, commercialista e ex potente presidente della Confcommercio Lazio, e dal suo fidato collega dello studio di viale Parioli, Carlo Mazzieri. Pambianchi è stato condannato a 11 anni e 3 mesi di carcere, Mazzieri a due anni in più, 13 anni e 3 mesi. Con la stessa sentenza i giudici hanno condannato la segretaria di Pambianchi Ines Aschi a 5 anni e i collaboratori Massimiliano e Roberto Celli rispettivamente a 8 e 4 anni. A pesare anche le pene accessorie. Il patrimonio dell'ex presidente di Confcommercio, da luglio presidente di Confimprese, si assottiglierà di 26 milioni e 700 mila euro. Quello del suo socio di quasi 28 milioni di euro. Per Roberto Celli il taglio previsto è di 10 milioni di euro. Il pm Maria Sabina Calabretta e Rodolfo Maria Sabelli, titolari delle indagini, di fronte a un buco per l'Erario stimato per 600 milioni di euro avevano chiesto per i due soci Pambianchi e Mazzieri 16 anni di carcere. Una pena che si va a sommare a una precedente di tre anni per una evasione fiscale architettata nel 2010 per non far pagare tre milioni di Iva alla società di Franco Flaminio Tripodi. I due commercialisti dovevano rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari. Un giudizio di appello, però, sembra già scontato. «Le sentenze si rispettano, così funziona, anche quelle di primo grado», ha detto l'avvocato Gianluca Tognozzi, difensore di Pambianchi, «il percorso per dimostrare l'estraneità dai fatti è iniziato nel 2011, sono certo che riusciremo».

Secondo la Procura, le società gestite nello studio di via Parioli sarebbero state portate di proposito a un passo dal fallimento con relativo trasferimento all'estero, per evitare di saldare i conti con il fisco. Soldi riciclati, beni depositati nelle casse di aziende affidate a una sfilza di prestanome. Settecento le società coinvolte. Nell'autunno 2017, nell'ambito dell'inchiesta del pm Rocco Fava, la Guardia di finanza aveva sequestrato 160 milioni di euro a 22 indagati, tra i quali i due commercialisti romani. Nei beni sequestrati anche due yatch, il Chimera e il Dabliu, che a breve potrebbero diventare patrimonio dello Stato.
 

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