Bimbo morto in palestra, il pm convoca i genitori: giallo sui certificati medici

Sabato 7 Dicembre 2019 di Mirko Polisano

Ci sono ancora tanti punti oscuri nella vicenda del piccolo Simone, il bambino di 11 anni di Ostia che ha accusato un malore durante l'ora di educazione fisica a scuola ed è deceduto poco dopo al pronto soccorso dell'ospedale Grassi. I defibrillatori non sono stati utilizzati: «non ce n'è stato bisogno - puntualizza la preside della scuola Mar dei Caraibi, dove si è consumata la tragedia - perché prontamente è intervenuta la docente formata nelle operazioni di primo soccorso e poi subito i sanitari arrivati in pochi minuti dall'ospedale a noi vicino».

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Non ci sarebbe stato il tempo, dunque, ma risulterebbe anche che gli strumenti indispensabili per la rianimazione cardiopolmonare fossero riposti in un'altra ala dell'istituto, come risulterebbe dai primi interrogatori a cui sono stati sottoposti dirigenti e docenti dell'istituto. I pm romani procedono per omicidio colposo perché vogliono appurare che non ci siano state negligenze. Del caso se ne stanno occupando gli agenti del commissariato del Lido, coordinati dal dirigente Eugenio Ferraro, che hanno inquadrato la questione e stanno portando avanti le indagini in modo scrupoloso. Ieri sera è stata trasmessa alla procura una nuova informativa corredata da documentazione sanitaria e dalle cartelle cliniche del piccolo, cartelle consegnate dai genitori e ora al vaglio dei magistrati di piazzale Clodio.
 

 

Proprio i genitori del piccolo Simone sono stati ascoltati ieri dai pm capitolini. L'obiettivo è quello di far luce sugli ultimi quattro anni di cure. «Mio figlio è stato seguito sin dal primo momento - ha detto agli inquirenti il papà Stefano - fin dalla prima comparsa dei sintomi abbiamo effettuato tutti gli accertamenti, lo abbiamo affidato alle cure dei medici e siamo stati il più possibile scrupolosi per terapie ed esami effettuati». Soffriva di «sincopi» ricorrenti, Simone. Sveniva spesso, ma poi tutto passava. «Non sapevamo delle sue condizioni di salute e non aveva nessun tipo di restrizione per quanto riguardava l'attività motoria», ribadisce la dirigente scolastica. Eppure mamma Eva più di una volta è dovuta correre a scuola perché Simone stava male. «È capitato in passato - fa sapere un collaboratore scolastico della Mar dei Caraibi - che la madre venisse a scuola per praticarli un massaggio sul torace e lui si riprendeva». Anche per il campo scuola, mamma Eva si era raccomandata - durante una riunione con gli insegnanti - affinché suo figlio prendesse delle medicine specifiche.
Gli era stato anche impiantato un loop recorder, un dispositivo sottocutanei utilizzati nella diagnosi dei disturbi del ritmo del cuore. Una sorta di monitoraggio a cui è stato sottoposto dopo gli ultimi episodi che si sono verificati il mese scorso.

È stata una giornata di lutto quella di ieri per Ostia. Alle otto di mattina è suonata la campanella alla scuola media Mar dei Caraibi. La prima C, la classe di Simone, ha varcato la soglia con le lacrime agli occhi, molti ancora scossi per quello che era accaduto il giorno prima in palestra. Un mazzo di fiori è stato posto sul luogo della tragedia. Qualche compagno di scuola ha voluto scrivere una lettera colorata di giallo e rosso, come la Roma squadra di cui era tifosissimo: «Ci mancherai». Fino a un anno fa giocava nella scuola calcio che porta il nome di Totti alla Longarina e al vaglio dei magistrati ci saranno anche i certificati di sana e robusta costituzione presentati alla società sportiva e alla scuola quando Simone già accusava i malori. Forse è stato solo un maledetto incidente, una tragica fatalità. Ma di sicuro non doveva finire così presto. Undici anni appena.
 

Ultimo aggiornamento: 12:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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