Bimbo cade al parco a Roma, entra in coma e rischia di morire: nei guai 6 dipendenti del Comune

Sabato 18 Gennaio 2020 di Giuseppe Scarpa
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A otto anni ha rischiato di morire in un parco pubblico per colpa dell’incuria degli adulti. O per essere più precisi a causa della superficialità di chi era deputato a garantire la sicurezza nel parco Papacci in via Veientana 15, a Grottarossa. La procura ritiene di aver individuato sei responsabili tra i dipendenti del servizio giardini e del XV Municipio. Nei loro confronti il pm Laura Condemi ha chiuso le indagini, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, per lesioni gravissime.

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È la mattina del 28 luglio del 2017. Paolo, accompagnato dalla madre, con il pallone sotto un braccio, entra nel parco Papacci. Si dirigono verso il campo in cemento utilizzato per pattinare o per giocare a basket. Un rettangolo circondato da dei tubi che i pattinatori usano per frenare la loro corsa. Paolo ci si aggrappa, pesa 32 chili. Ma il tubo, che dovrebbe essere molto resistente, cede di schianto. La madre, impotente, vede il figlio sbattere violentemente a terra. È solo un attimo, ma è terribile. Un tonfo sordo, Paolo perde conoscenza mentre il cemento si macchia del sangue del bambino. Nel frattempo il genitore urla. Lascia cadere il pallone che tiene tra le mani. Le grida disperate richiamano l’attenzione di due passanti. Si fiondano sul piccolo, non lo toccano e chiamano l’ambulanza. Sono momenti drammatici, descritti con dovizia di particolari nella denuncia scritta dalla madre. Quando i sanitari lo soccorrono il bimbo è privo di conoscenza. «Stato soporoso, senza contatto con l’ambiente», annotano i camici bianchi. Il genitore teme il peggio. La corsa verso l’ospedale Gemelli è una sfida contro il tempo. Paolo entra in terapia intensiva pediatrica. I medici sono scettici «non siamo sicuri di poterlo salvare», dicono alla madre. Il bambino viene sottoposto a un intervento neurochirurgico di “craniectomia decompressiva”.

Passa meno di una settimana e il piccolo «si sveglia miracolosamente dal coma», si legge nelle denuncia. Il bambino, però, sta ancora male. Non riconosce i genitori, parla a fatica. È l’inizio di una lenta risalita. Il baby paziente la notte è in preda agli incubi. È impaurito, non spesso vigile, e fa discorsi sconnessi. Pochi giorni dopo è di nuovo sotto i ferri. Una seconda operazione decisiva per le sue sorti. Anche questa volta l’esito è positivo. E così Paolo sorprende, di nuovo, tutti. La sua riabilitazione viene affidata ad un centro specializzato dell’ospedale San Raffaele Pisana: Mesi di terapie motorie, piscologiche e con il logopedista. Paolo supera anche questa. Anche se, per adesso, dovrà affrontare una serie di limiti. Ad oggi non può dedicarsi al tuffo (semi-agonistico) di cui era un patito.

Una storia folle che ha travolto l’esistenza di un bambino e della sua famiglia. Una vicenda però che si poteva evitare se chi, nei diversi ruoli, si fosse occupato della manutenzione del parco Papacci. «Richiesta di punizione - si legge nella denuncia affidata all’avvocato Diego Perugini - nei confronti di chiunque sia il responsabile e per tutte le ipotesi di reato che il pm vorrà ravvedere nei gravissimi fatti di cui in narrativa. Inoltre voglia procedere agli accertamenti in relazione alla causa che ha provocato il distacco del tubo corrimano».
Per la procura i responsabili hanno un nome. E in sei rischiano di finire sotto processo con l’accusa di lesioni gravissime in danno di un piccolo di otto anni.

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