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Covid Roma, bambina di 11 anni in isolamento per contatto con un positivo. La mamma: «Piange e si sente sola»

Lunedì 19 Ottobre 2020
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Covid Roma, bambina di 11 anni in isolamento per contatto con un positivo. La mamma: «Piange e si sente sola»

«Piange, si sente isolata da tutti noi». Lo racconta all'Adnkrnos R.M., avvocato penalista e mamma di una allieva di 11 anni della scuola media dell'Istituto comprensivo Claudio Abbado, nel centrale quartiere romano della Balduina. La bimba è in isolamento domiciliare come previsto dalle linee guida perché contatto stretto asintomatico di un caso positivo al Covid e «piange, si sente isolata, da tutti noi. Mentre il fratellino, 6 anni, si siede davanti la porta della stanza della sorella perché vorrebbe giocare con lei e non capisce cosa sia la prevenzione».

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«La cognizione del 'tempò per i giovani non è quella dei grandi. A loro sembra infinito. E questo vale anche per gli adolescenti», commenta con l'Adnkronos Monica Galloni, preside del Liceo scientifico Righi a Roma. «Misure - sollecita con attenzione la mamma-giurista, anche dottore di ricerca in diritto pubblico - studiate ed imposte senza alcuna declinazione specifica pensata e mirata al mondo dei minori, che è tutto a sé». «Un bambino così piccolo - spiega - fa fatica ad accettare la prevenzione ed io stessa fino a quando non mi è capitato, non ho messo a fuoco quanto potesse essere pesante l'isolamento in casa per i minori: si sentono rifiutati dalla famiglia, mentre per paradosso i loro familiari possono andare in giro». «Io chiedo che si studi un provvedimento ad hoc per i bambini. Che si definisca una programmazione dei controlli, anche preventivi. E si attivino procedure per lo screening di massa della popolazione scolastica».

Le ultime linee guida del Ministero della Salute sui contatti stretti asintomatici identificati dalle Asl prevedono: «...un periodo di quarantena di 14 giorni dall'ultima esposizione oppure un periodo di quarantena di 10 giorni dall'ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno». Le precedenti disposizioni avevano stabilito il tampone intermedio «grazie al quale i bambini potevano fare una vita più normale», interviene un'altra mamma, A.A., rappresentante del comitato dei genitori, dall«I.C. Laparellì a Torpignattara nella periferia della Capitale dove lo scorso 24 settembre »una terza elementare è stata messa in quarantena. I bambini sono stati sottoposti a doppio tampone. La classe è rientrata lunedì, ma ancora - denuncia - le insegnanti non hanno preso servizio perché la Asl non ha inviato la documentazione. Perché - chiosa - da quello che stiamo vivendo sulla nostra pelle l'allontanamento dalla 'normalità' dura quasi un mese».

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«Un solo tampone a fine quarantena impone l'isolamento del ragazzo dal resto della famiglia per tutto il periodo - prosegue la mamma da Tor Pignattara - Ma è impensabile che un bambino piccolo stia isolato, io mi immolerei, metterei in salvo i fratelli altrove e lo mettermi in isolamento condiviso con me, correndo quindi il rischio di contagiarmi. Per quanto tu puoi limitarli come fai a non avere a non avere contatti con tuo figlio, tanto più se un bambino? Il punto è: Con più tamponi i bambini potrebbero fare una vita più normale e in caso di positività di piccolissimi, che è impossibile tenere isolati in una stanza, i familiari conviventi, ignari di essere stati a contatto diretto, si potrebbero mettere in auto-quarantena. In ogni caso - rileva - sarebbe utile estendere il tampone a tutta la famiglia perchè l'isolamento con i minori spesso non è materialmente possibile!». «La previsione nella circolare il 12/10/2020 lascia aperti molti interrogativi - conferma con attenzione giuridica la mamma della Balduina - Non si specifica né quali siano i criteri per optare fra le due alternative isolamento di 10 o 14 giorni, né chi deve effettuare la scelta: l'Asl? Il medico? Il privato cittadino? Qualora poi si ritenesse di seguire l'ipotesi dei 14 giorni senza tampone - rimarca - c'è il forte rischio che sfuggano al controllo una gran parte di casi asintomatici e che gli stessi, se si positivizzano a quarantena inoltrata, ritornino in collettività in una fase in cui sono ancora infettivi». Rischio ancora maggiore se il criterio viene applicato ai giovani, agli scolari, che in molti casi, a quanto si legge, sono asintomatici. Dunque «sfuggono al controllo. C'è il terzo punto delle raccomandazioni - prosegue R.M. - che, salvo casi specifici, esclude il tampone per i contatti di contatto stretto (quindi, nel nostro caso, per i familiari conviventi di ragazzi in quarantena)». E per concludere vige la vaghezza anche sulla «raccomandazione al secondo punto, che prevede accessi ai test differenziati per i bambini, senza dare indicazioni precise di chi ne può fruire e di quali soggetti debbano individuare i suddetti percorsi». 

Ultimo aggiornamento: 16:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA