Lazio, attacco hacker al sito della Regione: «Sospese le prenotazioni dei vaccini». Zingaretti: «Fatto gravissimo», inchiesta al via

Lazio, attacco hacker al sito della Regione: «In tilt il portale della salute e della rete vaccinale»
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Domenica 1 Agosto 2021, 10:20 - Ultimo aggiornamento: 19:12

Un potente attacco hacker «senza precedenti» sferrato al Centro elaborazione dati del Lazio (Ced), che ha costretto al blocco delle prenotazioni e al rallentamento delle somministrazioni del vaccino anti-Covid nella regione. E il sospetto che, aldilà del gesto di pirati informatici, possa esserci la precisa intenzione di sabotare la campagna vaccinale. Subito dopo la mezzanotte del primo agosto, il Ced è finito 'out' a causa di un virus cibernetico che ha colpito i sistemi informatici, che per motivi di sicurezza sono stati disattivati.

Sulla vicenda il presidente del Copasir - Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica - ha chiesto informazioni al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, ovvero gli 007 italiani. Ma al lavoro ci sono anche la polizia postale che, d'intesa con la Procura di Roma, ha avviato accertamenti ed è impegnata anche attraverso il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche.

L'inchiesta

L'apertura del fascicolo verrà formalizzata nelle prossime ore, dopo che a piazzale Clodio verrà depositata una prima informativa. I pm potrebbero procedere per accesso abusivo a sistema informatico. Obiettivo degli investigatori è capire la «matrice» dell'attacco e se c'è stata eventuale richiesta di riscatto. L'attacco è stato del tipo «ransomware cryptolocker» (un virus trojan che si diffonde come un file o un semplice allegato di posta elettronica apparentemente lecito e inoffensivo, ma che una volta scaricato cripta i file nel sistema - ndr), ma al momento non sarebbe stata richiesta una contropartita per sbloccare eventuali dati. Inoltre, dai primi accertamenti, emerge che per fortuna non sarebbero stati acquisiti dati sensibili. Sull'ipotesi che dietro il gesto possano esserci alcuni ambienti dei 'no vax', visto il bersaglio, l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato non si sbilancia: «è presto per ipotizzare ogni cosa - dice - abbiamo avvisato le forze dell'ordine e la polizia postale». E riflette: «tutto questo avviene proprio nel giorno in cui il Lazio ha superato il traguardo del 70% della popolazione over 18 vaccinata con doppia dose». D'Amato precisa comunque che si tratta di «un attacco senza precedenti per il sistema informatico della Regione», con procedure di registrazione e somministrazione delle dosi del vaccino a rischio di rallentamenti e una serie di attività già da subito «di verifica tecnica per ripristinare l'operatività dei sistemi in totale sicurezza». 

 

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Nel frattempo sono state sospese le prenotazioni delle dosi nella regione. Lo stesso presidente del Copasir, Adolfo Urso, ha ricordato che l'episodio «evidenzia quanto sia importante proteggere le nostre infrastrutture dalle nuove minacce in rete e conferma l'urgenza di attivare l'Agenzia sulla sicurezza cibernetica per aumentare la resilienza del Paese. E' questo ormai un tema costante della nostra attività tanto più alla luce del Covid che ha accelerato il passaggio alla società e alla economia digitale. Ho chiesto informazioni al Dis sulla vicenda - ha poi specificato - affinché il Comitato possa fare le sue valutazioni».

A parlare di «fatto gravissimo, che colpisce direttamente la sicurezza di migliaia di cittadini che oggi avrebbero ricevuto l'immunizzazione vaccinale» è anche Enrico Borghi, responsabile Politiche per la Sicurezza nella Segreteria del Partito Democratico, che sottolinea «l'urgenza dell'Agenzia sulla cybersecurity, che abbiamo approvato in settimana alla Camera, come scudo indispensabile per l'incolumità digitale italiana». E la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli, aggiunge: «non è tollerabile ci sia chi boicotta la campagna vaccinale provando a impedire a migliaia di cittadini di effettuare le somministrazioni e le prenotazioni. I responsabili di questo vile gesto che attenta alla saluta pubblica vanno identificati subito e puniti duramente».

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