Atalanta-Lazio, primi arresti: al setaccio i video dell'Olimpico

Venerdì 17 Maggio 2019 di Camilla Mozzetti​

A incontrarli per strada, con i loro pullover, i jeans attillati e le sneakers ai piedi, sembrerebbero degli anonimi figli di buona famiglia. E invece sono giovani con meno di trent’anni – almeno 4 dei 5 arrestati dalla polizia per i disordini avvenuto all’ Olimpico durante la finale di Coppa Italia mercoledì sera – che frequentano lo stadio in maniera «convulsiva», sintetizzano gli inquirenti, e occupano con regolare puntualità gli spalti della Curva nord. Due di loro sono stati arrestati dagli agenti della Digos nei pressi della sede storica degli “Irriducibili” – il gruppo degli ultrà biancocelesti di cui fanno parte – per possesso di artifizi pirotecnici in occasione di manifestazioni sportive. Gli altri tre, invece, compreso un 40enne già con un daspo a carico e membro attivo degli “Irriducibili”, sono stati intercettati e arrestati per i disordini avvenuti nei pressi di Ponte Milvio dove è stata incendiata con una torcia un’auto di servizio della Municipale.

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Dei cinque, che si conoscono da tempo grazie proprio all’assidua frequentazione della “Nord” e degli ambienti, anche esterni allo stadio, ad essa collegati, tre sono risultati incensurati, uno aveva dei piccoli precedenti legati sempre al tifo violento. Per loro è stato richiesto il daspo, mentre per l’uomo più anziano, già raggiunto in passato dal provvedimento, è stata richiesta dalle autorità la sorveglianza speciale. Al momento si trovano tutti nel carcere di Regina Coeli. Chi li conosce – almeno i tre incensurati –, parla di ragazzi avvenenti, figli di una media borghesia romana, che studiano oppure lavorano e che amano comunque divertirsi frequentando gli ambienti più attrattivi e di moda della Capitale. E poi, appunto la Lazio. Oltre ogni ragionevole passione che si tifa allo stadio e di cui si parla e si discute in via Amulio, all’Appio Tuscolano, sede storica degli “Irriducibili”.

Tra questo gruppo di ultrà c’è anche Vincenzo Nardulli, vicino a Forza Nuova, che per i prossimi 2 anni non potrà lasciare il comune di residenza, quello di Grottaferrata, ed è obbligato a restare nella propria abitazione dalle 9 di sera alle 7 di mattina per essere stato considerato uno dei responsabili dei disordini avvenuti a Monti dove alcuni tifosi spagnoli rimasero feriti prima del match di Europa League Lazio-Siviglia. Ma i provvedimenti emessi e legati alla finale di Coppa Italia non finiscono qui, così come proseguono le indagini per capire quanti altri sono i responsabili dei disordini. Gli agenti della Digos stanno passando al setaccio tutti i filmati della scorsa sera e non è escluso che da via di San Vitale possano partire altri provvedimenti.

LE ALTRE MISURE
Intanto, già mercoledì, sono stati daspati tre tifosi dell’Atalanta: due uomini del 1974 e del 1981, e una giovane donna (classe ‘96) arrivata a Roma da Bergamo. Tra i provvedimenti richiesti anche il daspo per un 17enne biancoceleste che mercoledì sera, mentre stava per far esplodere un petardo, è rimasto ferito. Operato d’urgenza, ha subito l’amputazione di una falange della mano. Ma la finale della Coppa Italia non è stata scandita solo dalla violenza fuori dallo stadio. Si è arrivati alla tragedia a pochi minuti dal gol di Milinković-Savić quando un uomo, seduto nei distinti, è stato colto da un infarto ed è morto. Ieri il presidente del club biancoceleste, Claudio Lotito, ha incontrato il figlio regalandogli una maglia con tutte le firme della squadra, mentre oggi la società parteciperà ai funerali. 

Ultimo aggiornamento: 10:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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