Roma, Atac, sotto inchiesta gli stipendi dei manager. «Così sono stati gonfiati»

La sede Atac di via Prenestina
di Michela Allegri
3 Minuti di Lettura
Domenica 9 Febbraio 2020, 11:06 - Ultimo aggiornamento: 11:41

Una nuova indagine che si preannuncia esplosiva. Un’inchiesta della Corte dei conti sui compensi dei super manager Atac, per verificare se e di quanto abbiano sforato il tetto massimo di stipendio. E per capire se i compensi aggiuntivi costituiscano un danno erariale per le casse pubbliche. Si parte con gli amministratori unici, gli amministratori delegati e i presidenti in carica negli ultimi anni, andando indietro nel tempo almeno fino al 2014. Da Danilo Broggi, dal 2013 al 2015 amministratore delegato della municipalizzata dei trasporti, fino a Manuel Fantasia, amministratore unico fino al 2017 e predecessore dell’attuale ad Paolo Simioni. Le prime anomalie sarebbero già emerse, ma cifre sono ancora basse perché le indagini sono appena iniziate: la stessa municipalizzata ha segnalato anomalie per circa 10mila euro per quanto riguarda la gestione di Fantasia.

Odissea sulla metro A, uno stop ogni 4 giorni: Cornelia riapre a Pasqua

Roma, macchinisti Atac malati e già guariti: inchiesta sui certificati facili
 
Ora sarà la Guardia di finanza a esaminare la documentazione, che nelle prossime settimane verrà chiesta agli uffici amministrativi della partecipata. Il sospetto dei magistrati è che amministratori e presidenti abbiano giocato d’astuzia per aggirare il tetto stipendiale previsto dalla legge. Tetto che, dal 2016, è stato fissato a 79mila euro lordi annui. I magistrati verificheranno se i manager abbiano gonfiato i propri compensi con rimborsi spese - che dovranno essere adeguatamente giustificati - o, magari, assegnandosi anche altre cariche all’interno della partecipata, ottenendo così una doppia entrata. Si tratta dello stralcio di un’inchiesta più ampia sulla mala gestio che ha portato l’Atac a un passo dal fallimento, rendendo necessaria la procedura di concordato.
 
Erano stati proprio i commissari del Tribunale fallimentare, che hanno avuto accesso alle carte della municipalizzata a partire dal 2003, a stilare una relazione sul management Atac degli ultimi 15 anni. Una relazione che contiene un elenco di errori che hanno portato l’Atac sull’orlo del precipizio. A dicembre 2016, per esempio, mentre l’azienda era vicina all’insolvenza, Fantasia aveva sottoscritto l’impegno a erogare premi per i dirigenti aziendali, con una manovra che, secondo i commissari, sarebbe costata alla società circa 2 milioni di euro. Nel 2015, si legge sempre nella relazione, l’amministratore delegato Broggi avrebbe ricevuto a titolo di rimborso somme superiori al tetto fissato per gli amministratori di società pubbliche stabilito da Roma Capitale con una deliberazione del 2011. A novembre 2013, sempre Broggi avrebbe liquidato a Renato Castaldo, ex componente del collegio sindacale, un aumento di 360mila euro. Compenso aggiuntivo che è costato all’ex ad una condanna contabile e un’inchiesta penale dalla quale è però uscito assolto. Ma i commissari contestavano a una sfilza di manager che si sono succeduti negli ultimi dieci anni anche la responsabilità di sprechi, costi lievitati delle forniture, appalti affidati senza gara.
 
Anche la stessa procedura di concordato era finita sotto la lente della Corte dei conti, partendo dai rilievi sollevati dal giudice fallimentare e dai pm che a piazzale Clodio si occupano degli gli affari civili. A indagare, in questo caso, è il viceprocuratore regionale Massimiliano Minerva. Gli accertamenti sono in corso su tre punti in particolare: dai 55 milioni di euro restituiti alle banche creditrici di Atac lo scorso 31 agosto, a 24 ore dall’avvio del concordato, alla decisione di svalutare i crediti vantati nei confronti del Campidoglio, fino alla cifra pagata dall’azienda - 12,7 milioni di euro - per le consulenze tecniche che hanno portato alla stesura del piano di salvataggio.
 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA