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Roma, Atac, piano salvataggio di nuovo in bilico: «Entrate poco sicure»

Domenica 29 Settembre 2019 di Fabio Rossi

Il bilancio è in attivo, per la prima volta nella storia della municipalizzata. Ma la strada del concordato - varato per salvare l’Atac dal fallimento - resta ancora piena di ostacoli. Tre di questi sono indicati nella relazione sulla gestione allegata al bilancio di esercizio al 31 dicembre 2018: il servizio (inteso come chilometri percorsi dai mezzi del trasporto pubblico), la mancata vendita degli immobili e i crediti vantati nei confronti del commissario straordinario per il debito storico del Campidoglio. Fronti caldi che, soprattutto per quanto riguarda la qualità dell’offerta ai cittadini, metteranno ancora a dura prova l’azienda di via Prenestina.

Ma è la parte economica quella che desta le preoccupazioni più immediate, visto che il concordato prevede un completo risanamento dell’Atac, dopo anni di buchi di bilancio. Il piano, in particolare, «prevede che un flusso finanziario significativo, pari a circa 92 milioni di euro, provenga dall’alienazione degli immobili non strumentali». In particolare a finire sul mercato dovevano essere 19 immobili tra ex depositi e uffici, con la vendita affidata a un commissario del Tribunale. «L’attuale destinazione d’uso, tuttavia, e le dimensioni dei complessi immobiliari - si legge nella relazione, firmata dal presidente Paolo Simioni - non rendono agevole identificare un mercato di riferimento», per cui restano grossi dubbi sia sulle somme effettivamente ricavabili da quest’operazione, sia sui tempi necessari.

D’altronde della cessione degli immobili dell’Atac - a partire dalle rimesse di piazza Bainsizza, piazza Ragusa e San Paolo - se ne parla da otto anni: ossia da quando una delibera dell’amministrazione di Gianni Alemanno, la numero 35 del 2011, aveva lanciato proprio la «riconversione funzionale degli immobili non strumentali al trasporto pubblico locale». Ma tra i fondi necessari «per garantire la liquidità nel periodo di piano rientrano i crediti vantati verso la gestione commissariale di Roma Capitale, pari a 18,6 milioni di euro, per i quali non sussistono evidenze documentali certe che permettano di fare previsioni d’incasso nell’arco del piano». Come dire: visto l’enorme contenzioso che riguarda il debito pregresso di Roma, meglio non fare affidamento su questi soldi.

Come rilevato anche nei rapporti di servizio relativi ai primi sei mesi del 2019, però, il tallone d’Achille dell’Atac resta il servizio offerto ai romani, ancora assolutamente insufficiente. «Il primo pilastro del piano riguarda l’incremento quantitativo dell’offerta chilometrica e dei ricavi da contratto di servizio - è scritto nel documento - Tale crescita è condizione indispensabile per il conseguimento dei livelli adeguati di servizio (Las)» e dipende «necessariamente dalla disponibilità dei nuovi mezzi previsti nell’arco del piano, da acquistare sia in autofinanziamento sia con risorse pubbliche».

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