Roma, corse perse, roghi e pochi bus: l'inchiesta della Corte dei Conti mina il salva-Atac

Giovedì 20 Febbraio 2020 di Michela Allegri
Roma, corse perse, roghi e pochi bus: l'inchiesta della Corte dei Conti mina il salva-Atac

Ritardi frequentissimi, pochi mezzi in circolazione, autobus che saltano le corse perché rotti o malfunzionanti. E ancora: bus flambé, che prendono fuoco mettendo a rischio la sicurezza dei passeggeri, migliaia di reclami e di ricorsi, manutenzioni carenti. Ma anche anomalie nei servizi di vendita dei biglietti, nei servizi di pulizia, nella gestione del parco mezzi, nei rapporti con l'utenza. Anomalie che potrebbero anche mettere a rischio il piano di concordato preventivo, studiato per salvare la municipalizzata romana dei trasporti dal fallimento. Ora l'intero contratto di servizio stipulato tra l'Atac e il Campidoglio - dal 2015 fino ad oggi - finisce sotto inchiesta.

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La Corte dei conti ha già chiesto chiarimenti al Comune, per stabilire come siano stati utilizzati i circa 700 milioni di euro stanziati ogni 4 anni dall'amministrazione per garantire un servizio sempre più disastrato. Il Comune non ha ancora risposto, ha chiesto una proroga. Ma il danno erariale si annuncia macroscopico. A occuparsi del fascicolo è il pm Massimo Perin. Da contratto, Atac ha in gestione il servizio di trasporto pubblico locale di superficie - bus, filobus, tram - e di metropolitana, il servizio di parcheggio di interscambio e della sosta tariffaria su strada, il servizio di gestione della rete delle rivendite e di commercializzazione dei titoli di viaggio. Le verifiche riguardano anche il progetto di efficientamento previsto, con rinnovo del parco mezzi, ma anche il rapporto con l'utenza, la manutenzione di beni, infrastrutture, vetture e impianti.
 

 

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LE PROROGHE
Il primo affidamento in house dei servizi di trasporto pubblico alla municipalizzata risale al 15 novembre 2012, ed era previsto fino al 3 dicembre 2019. Mentre i contratti di servizio tpl erano stati prorogati fino al marzo 2014 e poi affidati ad Atac nel 2015, con contratto di servizio per il periodo agosto 2015-dicembre 2019. Ed è proprio questo contratto di servizio, prorogato fino al 2021, che è finito nel mirino della Corte dei Conti. Il 7 settembre 2017, prendendo atto di un debito aziendale pari a 1,3 miliardi di euro, di un patrimonio netto negativo pari a circa 63,4 milioni di euro, di un rilevante indebitamento verso banche e fornitori, veniva proposta la procedura di concordato preventivo in continuità. Atac specificava che era necessario garantire il sevizio per tutta la durata del piano, con una necessaria proroga del contratto di servizio. Una proroga - fino al 2021, appunto - che era stata criticata sia dall'Anac che dall'Antitrust, che avevano sostenuto la necessità di indire una gara pubblica. Ma l'inchiesta contabile riguarda altro e rischia di trasformarsi nell'ennesima batosta giudiziaria per la municipalizzata dei trasporti. Il sospetto, infatti, è che, nonostante le proroghe, i punti previsti dal contratto non siano stati rispettati e buona parte dei finanziamenti del Campidoglio siano stati risucchiati in una voragine di malagestione. Negligenze che riguarderebbero molti aspetti del servizio fornito ai cittadini. A partire dal numero dei bus in strada: tra guasti, roghi, interventi di manutenzione, potrebbe essere stato di molto inferiore rispetto alle previsioni.

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LE NEGLIGENZE
Ma verranno fatte verifiche anche sulle informazioni fornite ai consumatori, con i tabelloni elettronici presenti in alcune fermate e attraverso le app collegate all'Atac, per esempio. Informazioni troppe volte imprecise, con autobus annunciati che non si presentano alle fermate, o che passano senza fare soste, magari diventando «fuori servizio» senza preavviso. Imprecisioni che sono già costate alla municipalizzata una sanzione milionaria - 3,6 milioni di euro - inflitta dall'Antitrust nel luglio 2017: l'Atac era stata bacchettata per pratica commerciale scorretta. Ma i pm faranno verifiche anche sullo stato della flotta di autobus e tram, anziana e malmessa, e sulle spese inutili che hanno pesato sul bilancio, già disastrato, dell'azienda comunale. Si pensi ai 70 autobus noleggiati da Tel Aviv e mai utilizzati, al boom di permessi sindacali o alla bigliettazione parallela che avrebbe generato una contabilità in nero da 70 milioni di euro. E la lista è ancora lunga.

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