Atac, i mezzi restano fermi: non pagata l’ultima rata

Oltre 70 bus parcheggiati a Monterotondo in segreto da maggio: l’azienda deve 18 milioni

Atac, i mezzi restano fermi: non pagata l ultima rata
di Lorenzo De Cicco
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Mercoledì 27 Ottobre 2021, 00:01

Capolinea Monterotondo. Settanta bus freschi di fabbrica, già pagati dall’Atac all’80%, rimangono parcheggiati da 5 mesi in un deposito alle porte di Roma. Alla municipalizzata dei trasporti del Campidoglio servirebbero come il pane per aumentare le corse e rottamare finalmente i veicoli vecchi di 19 anni, poco più che catorci, che ancora vengono spediti in strada, per fare di necessità virtù.

Eppure manca l’ultima rata, che la partecipata da sola non è in grado di onorare. Colpa degli incassi precipitati causa Covid e soprattutto dei ristori che non sono stati liquidati: Atac aspetta ancora l’ultima tranche del 2020 (e siamo quasi alla fine del 2021...), da 20 milioni. Quanto basterebbe per saldare la quota finale dell’acquisto dei bus, che ammonta a circa 18 milioni. Ma i soldi non arrivano. E per una serie di pasticci burocratici, fino a quando il pagamento non sarà onorato, così dice il contratto, i nuovi Mercedes ibridi rimarranno posteggiati nel garage di Monterotondo. Pronti, ma inutilizzati. Mentre i semi-rottami circolanti vanno a fuoco.

Atac, fermi 70 bus nuovi



Il Campidoglio avrebbe potuto velocizzare l’arrivo dei nuovi mezzi nei depositi della sua controllata? Sicuramente sì. È da febbraio che l’Atac chiede all’amministrazione cittadina un anticipo da 40 milioni, fondi che servirebbero in prima battuta proprio a liquidare la fattura del produttore dei bus e poi a pagare gli altri fornitori, per esempio quelli dei ricambi. L’ex giunta Raggi però ha preso tempo. Dopo un tira e molla col quartier generale di via Prenestina, in estate è arrivata una delibera che sì autorizzava il maxi-prestito, ma lo subordinava a una valutazione degli esperti del collegio sindacale di Atac. Una sorta di placet, che però l’organismo non ha mai rilasciato, dichiarandosi incompetente sulla materia. La partecipata ha provato allora a chiedere il via libera al giudice delegato del tribunale fallimentare, che ancora non si è espresso. Risultato: niente soldi, niente bus.


Atac sul punto è stata chiara: da soli non ce la facciamo. Servirebbe l’assist del Comune. O almeno dello Stato. I ristori Covid solo per il 2020 ammontavano a 65 milioni di euro, eppure nelle casse della società capitolina manca ancora una fetta corposa, da 20 milioni. Lo scotto naturalmente lo pagano i pendolari, perché se le navette nuove, ma non ancora immatricolate, rimangono posteggiate nei depositi, in strada vanno i bus formato catorcio di cui si diceva. Mezzi che saranno indirizzati subito allo sfasciacarrozze, appena verranno sbloccati i nuovi fondi.


Perché Atac non è in grado di far fronte da sola a una spesa da core business, come il rinnovo della flotta? Il problema è che manca la liquidità. Per l’azienda, non basta il contratto di servizio col Comune (circa mezzo miliardo di euro l’anno), sono indispensabili i ricavi dei biglietti. Che con la pandemia sono crollati: da 22 milioni di euro al mese, si è scesi a 8 milioni. Da giugno, dopo che il presidente Giovanni Mottura e il dg Franco Giampaoletti hanno deciso di rispedire a bordo i controllori, prima vietati dal Ministero, la curva delle entrate ha ripreso a salire. Si viaggia al ritmo di 13 milioni al mese. Ma rispetto all’era pre-Covid, mancano comunque 9 milioni. Un crepaccio che qualcuno deve colmare, per non lasciare i passeggeri (e gli autisti) a piedi. E a proposito di autisti: aumentano i conducenti senza Green pass. In poco più di 10 giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di certificato verde, in 130 sono stati rimandati a casa e rimpiazzati. 

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