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Asl Roma, ingressi vietati ai no-vax: «Si entra con il Green pass»

Asl Lazio, ingressi vietati ai no-vax: «Si entra con il Green pass»
di Alessia Marani
4 Minuti di Lettura
Martedì 10 Agosto 2021, 00:13 - Ultimo aggiornamento: 16:33

Nelle Asl si entra solo con il green pass. La Asl Roma 2, la più grande della Capitale, ha già avviato i lavori di una commissione ad hoc per individuare i non vaccinati, ricollocarli ad altre mansioni o, altrimenti, sospenderli. Di sicuro questi dipendenti - tra medici, infermieri, ausiliari, tecnici e amministrativi - non potranno e non dovranno più avere contatti diretti con il pubblico. Il San Camillo ha emanato un avviso - a cui però ancora non sarebbe stato dato seguito - per comunicare «a tutto il personale che l’accesso all’azienda è subordinato alla verifica del possesso del green pass», per il controllo ricorda di «scaricare l’applicazione “verifica C19”». 

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Le modalità

La Regione Lazio ha, dunque, diffuso la circolare con cui rende operativo il decreto dell’1/4/21 poi convertito in legge 76/2021 che riporta le «disposizioni urgenti in materia di prevenzione del contagio da Sars-Cov2 mediante previsione di obblighi vaccinali per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario». L’obiettivo è quello di rendere più sicuri e a prova di contagio gli ambienti sanitari, quelli che nella prima fase della pandemia avevano rappresentato addirittura luoghi di possibili focolai. Il momentaneo blocco del sistema informatico dovuto all’attacco degli hacker alla rete regionale, tuttavia, potrebbe rallentare le operazioni. Il veto all’ingresso dei non vaccinati si estenderebbe fino al 31 dicembre. 

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Le nuove procedure prevedono che il lavoratore sia sottoposto ad accertamenti riguardo all’avvenuta vaccinazione da parte della Asl competente per residenza, che avrà cura di trasmettere - mediante la immissione in una sorta di banca dati centrale - al datore di lavoro gli elenchi del personale a cui applicare le disposizioni. In base alle liste stilate, ciascuna Asl-datrice di lavoro dovrebbe quindi chiamare il proprio dipendente, sollecitarlo alla vaccinazione anche con una prima raccomandata e, con una seconda, avvertirlo dell’eventuale procedimento di sospensione. Nella Asl Roma 2 (che racchiude importanti ospedali di riferimento come il Sandro Pertini, il Sant’Eugenio e il Cto e i distretti sanitari che vanno dal quarto al nono nel quadrante Sud-Est della città), il 30 luglio è stata firmata dal dg Giorgio Casati una delibera ad hoc con la quale è stata nominata la commissione che dovrà verificare le liste e valutare il da farsi. Nella Roma 2 ci sono circa settemila dipendenti e i “no vax” secondo una stima sarebbero circa il 5 per cento. 

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Le indicazioni

Della commissione sono stati chiamati a fare parte il direttore della sicurezza e prevenzione, il direttore delle risorse umane, la direzione medica del S. Eugenio e i dirigenti delle professioni tecniche e dell’assistenza alla persona. Secondo la Fials, «manca però il medico competente del lavoro delegato alla sorveglianza sanitaria dei dipendenti e garante della privacy». I delegati Giancarlo Delli Santi e Michele Cipollini hanno scritto alla direzione generale chiedendo di «separare le funzioni della Asl verificatrice da quelle della Asl datore di lavoro» e adesso la commissione si occuperà «solo dei dipendenti che siano anche residenti» nel territorio. Altro input: l’impiego dei non vaccinati per il tracciamento e il controllo delle quarantene, per non privarsi del loro apporto. 
Un’altra commissione è stata istituita alla Asl di Viterbo, mentre si attendono ulteriori passi nelle altre Asl capitoline. Intanto il green pass potrebbe presto essere destinato a rimpiazzare l’avvenuto tampone e/o l’autocertificazione per l’accesso degli esterni ad ambulatori e reparti.

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