A Palazzo Barberini apre la mostra su Borgianni, genio inquieto all'ombra di Caravaggio

Venerdì 6 Marzo 2020 di di Valeria Arnaldi
Un dipinto del Borgianni
La culla vuota in un angolo. I tessuti per avvolgere il Bambino illustrati nei dettagli. E il “movimento” di quelle stesse stoffe che sembrano conservare la memoria del piccolo corpo che hanno ospitato fino a qualche istante prima, nelle pieghe scomposte, “scalciate” da un bimbo stanco di stare sdraiato, e in quelle ordinate della mamma che lo scopre per prenderlo in braccio. «La più bella natura morta del ’600 italiano e fra le più belle del ‘600 europeo»: così Roberto Longhi descrive la culla nella tela Sacra famiglia con Santa Elisabetta, San Giovannino e un angelo di Borgianni.
Il capolavoro è tra le opere che si possono ammirare nella mostra Orazio Borgianni. Un genio inquieto nella Roma di Caravaggio, a cura di Gianni Papi, prima monografica sull’artista, presentata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica, a Palazzo Barberini da oggi al 30 giugno. Ricco e articolato l’iter, che illustra l’attività dell’artista, con 18 opere che ben rappresentano il suo lavoro a Roma - anche due tele nelle collezioni del museo, Autoritratto e proprio Sacra Famiglia con San Giovannino, Santa Elisabetta e un angelo - ma indaga pure la sua eredità, con 17 lavori di Carlo Saraceni, Antiveduto Gramatica, Giovanni Lanfranco, Simon Vouet, Giovanni Serodine e altri. Obiettivo, mettere in luce l’importante influenza dell’artista sull’ambiente romano. Nato nell’Urbe, dopo alcuni anni in Spagna dove conobbe El Greco, Borgianni tornò nella sua città nel pieno della rivoluzione caravaggesca, mantenendo uno stile personale, alternativo a quello di Caravaggio, come dimostra Visione di San Francesco, frammento della grande pala rubata a Sezze nel 1976, recuperata dieci mesi dopo ridotta a circa un quarto della superficie originaria. Borgianni anticipa il Barocco. Nei suoi lavori, recupera la lezione di Tintoretto, conserva le suggestioni della pittura veneta, non dimentica la grazia di Raffaello, né trascura il Rinascimento emiliano. Non resta indifferente alle novità naturalistiche di Caravaggio, ma conserva il legame con la storia e, in questa visione attenta, prendendo le mosse dal passato, di fatto, costruisce il futuro. Tra le opere, anche San Sebastiano, a lungo attribuito a Giulio Cesare Procaccini, individuato come lavoro di Borgianni proprio da Papi. «È stato come un lampo - racconta il curatore - Neppure Longhi, che aveva “scoperto” Borgianni, si era accorto di avere un’altra sua opera in collezione». L’esposizione è allestita nelle sale del museo, non in quelle per le mostre temporanee «per permettere a tutti - dice Flaminia Gennari Santori, direttore Gallerie Nazionali d’Arte Antica - di scoprire Borgianni e lasciarsi sorprendere».
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